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Materiali arte contemporanea (area E)

Da più di dieci anni l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha avvertito la necessità di affrontare in maniera sistematica lo studio e la ricerca sul restauro delle opere d’arte contemporanea e di farne oggetto di specifica formazione per gli allievi.

Il Laboratorio di restauro dei Materiali dell’Arte Contemporanea nasce nella seconda metà degli anni ’90 dall’esigenza di approfondire, nell’ambito del settore pittorico, la conoscenza dei materiali artistici di produzione industriale e i problemi conservativi ad essi connessi: determinante in tal senso l’impegno di Maria Grazia Castellano, restauratrice con larga esperienza nel settore e fondatrice del laboratorio.  Nel 2003 lo studio e l’insegnamento del contemporaneo è confluito in un anno finale di specializzazione al termine del tradizionale corso quadriennale della SAF.  Col nuovo ordinamento, conseguente al D.M. 87/2008, esso corrisponde a una nuova area specificatamente dedicata: “manufatti in materiali sintetici, lavorati, assemblati e/o dipinti”.

Oggetto della ricerca del laboratorio sono i leganti pittorici del XX secolo e i relativi supporti, sia tradizionali che atipici, includendo tra questi anche i materiali plastici. Tale linea di ricerca viene di norma sviluppata a partire da specifici casi-studio, ovvero opere d’arte che, per peculiari aspetti di tecnica esecutiva o di degrado,  consentono di elaborare un progetto di ricerca finalizzato all’approfondimento delle tecniche stesse o all’individuazione di particolari soluzioni conservative.

Nel rispetto dell’approccio brandiano, l’obiettivo del laboratorio è quello di assicurare la conservazione della materia dell’opera d’arte, che è portatrice della rivelazione artistica: in tal senso il laboratorio mira ad approfondire la conoscenza dei nuovi materiali in genere industriali, passando attraverso lo studio della tecnica di esecuzione, della tecnologia dei materiali costitutivi e dell’ambiente in cui si trovano, al fine di comprendere i fenomeni di degrado e programmare l’intervento di restauro. Il tutto nel rispetto dei principi guida della Teoria del Restauro, spesso disattesi in tale ambito: il concetto della reversibilità ad esempio, se di fatto appare scontato per la conservazione dell’antico, ancora fatica a imporsi per le opere recenti, dove frequentemente prevale l’esigenza pratica del recupero “visivo” del bene.

Difficoltà oggettive di fondo, come la complessità dei materiali di sintesi e la loro non semplice individuazione analitica, l’atipicità delle opere, la limitata letteratura sull’argomento, richiedono spesso la necessità di creare modelli, ovvero simulazioni dell’opera, per verificarne la tecnica, i punti deboli e su cui sperimentare i trattamenti ipotizzati.

Il laboratorio lavora a stretto contatto con i laboratori scientifici dell’ISCR e intrattiene fruttuose relazioni con altri istituti di ricerca nazionali e internazionali (Dipartimento di Chimica dell’Università di Perugia e di Torino, Dipartimento di Chimica della Tate Modern, Getty Conservation Institute ed altri). 

Il laboratorio afferisce all'Area E (materiali dell'arte contemporanea).

Recapiti:

06 6723 6369