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Approfondimenti

Santa Marta Restauro Aperto

Il laboratorio di restauro allestito all’interno dell’ex chiesa di Santa Marta e nello spazio dell’ex coro delle Monache ospiterà per l’anno 2017-2018 opere che appartengono al mondo dei dipinti murali.

L’occasione di questa nuova destinazione d’uso della chiesa ha coinciso con una riemersione della chiesa dalla dimensione di abbandono che sempre connota le cose che rimangono prive di uso e Santa Marta era così da alcuni anni. Nel suo riemergere ad uso la chiesa - consacrata nel 1570 ristrutturata e decorata dal 1671 ad opera degli architetti Giovanni Antonio De Rossi prima e Carlo Fontana poi, autore del definitivo assetto barocco della chiesa - ha ritrovato la memoria dei suoi apparati decorativi.  All’interno della chiesa erano presenti nove tele, per altrettanti altari, di cui si conoscono soggetti e autori, ma la maggior parte di esse sono andate disperse dopo l’incameramento da parte dello Stato del complesso conventuale un fatto che sarà anche l’inizio di pesanti manomissioni di tutta la chiesa.

1877 Venne autorizzata la chiusura della chiesa al culto. Nel 1881, quindi, vennero consegnati al Demanio anche i locali occorrenti al servizio del culto.

1907 La chiesa di Santa Marta venne adattata a sede dell’archivio della Questura. Per poter posizionare di alcuni scaffali vennero demoliti gli altari delle cappelle; per costruire un ballatoio di metallo furono demoliti inoltre il cornicione e i putti in stucco fra le finestre.

1908 Vennero approvati il progetto di rimozione del portale cinquecentesco, sostituito da una finestra e la trasformazione delle quattro nicchie in facciata con altrettante finestre. Il portale venne traslato all’ingresso della vicina caserma.

Una importante sorpresa si è avuta dalle ricerche effettuate sugli apparati decorativi tre dipinti vengono ritrovati, due sono a tutt’oggi conservati presso il convento delle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati a Roma e sono ora riprodotti in dimensioni reali e ricollocati nella loro posizione originaria.

Si tratta del dipinto che era situato al centro della zona presbiteriale, raffigurante Cristo in casa di Marta e Maria opera di Guillame Courtois detto il Borgognone (1638-1679) e della Madonna con Bambino e i Santi Agostino e Monica di Giacomo del Po (1652-1742), posto nella seconda cappella di sinistra.

Il terzo invece, rinvenuto sul mercato antiquario, venne acquistato dallo Stato nel 1966 proprio per essere ricollocato nella chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, allora in restauro. La tela che era stata adattata alla forma rettangolare con aggiunte angolari, fu ridotta a quella ovale originaria.

È un’opera di tutto rilevo di Francesco Cozza (1606-1682), pittore di origine calabrese e di adozione romana che raffigura La Predica del Battista ed è firmato e datato 1675; era posto nella terza cappella di destra dove è stato attualmente ricollocato.

 

Le opere in restauro a Santa Marta

Si tratta di dipinti murali che per diverse vicende hanno subito danni o trasformazioni che hanno causato modifiche significative del loro stato.

Un dipinto murale nato per essere un’opera immobile, stabile e ben ancorato alla muratura, verticale o orizzontale che sia, può distaccarsi fino a finire a terra con spessori variabili, può finire in frantumi a seguito del crollo delle strutture su cui è stato realizzato o anche diventare una sorta di quadro quando viene staccato o strappato dal muro. È quest’ultima una soluzione estrema che si attua in occasione di gravi minacce di crolli o anche in casi di distruzione delle architetture a cui appartenevano (operazione spesso attuata, ad esempio, in occasione dei terremoti).

Sono proprio questi i tre casi che si è scelto di presentare nel nuovo spazio di restauro dell’ISCR:

  1. i dipinti cinquecenteschi ancora esistenti sulla parete di fondo dell’ex coro delle Monache; i dipinti fanno parte di un ciclo unitario realizzato forse dopo l’acquisizione nel 1561. che è stato oggetto di restauro alla metà del 1995 lasciando irrisolto il problema del trattamento delle lacune per il quale si intende procedere ad una revisione operando secondo i criteri della reintegrazione di un testo pittorico che, a tutt’oggi, si ispira ai principi enunciati da Cesare Brandi nella Teoria del restauro (1963);
  2. i preziosi frammenti romani, circa 7.000, provenienti da un grande impianto termale oggetto di successive fasi di sistemazione e ampliamento dall’età tardo-repubblicana (II sec. a.C.) fino al suo definitivo abbandono alla fine dell’età giulio-claudia (I sec. d.C.).  recentemente emersi nello scavo condotto dall’Università di Tor Vergata. Il tema della ricomposizione dei frammenti è presente nell’ISCR fin dai primi anni della sua fondazione e ha visto un momento di particolare coinvolgimento con il “Cantiere dell’utopia” di San Francesco ad Assisi
  3. Dalla chiesa di San Saba sul “piccolo Aventino” a Roma proviene il frammento di pittura murale con Cristo che salva Pietro dalle acque risalente al secondo quarto del VIII sec. d.C. Il frammento da San Saba ha sostituito il Narciso di Domenichino, affresco proveniente da Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia.

Il restauro di ognuna di queste opere si configura come un’operazione complessa che, come è prassi, richiederà preliminarmente una serie di studi e verifiche sui i materiali originali, le tecniche di esecuzione, le trasformazioni dovute all’invecchiamento naturale, agli interventi successivi valutando di questi la compatibilità anche in previsione di un loro mantenimento e/o rimozione.

Studi, verifiche e indagini accompagneranno tutto l’iter del restauro e sono intervallate non di rado da tempi di studio e/o riflessione, che accompagnano un intervento di restauro. Non sono rari anche interventi che richiedono tempi di attesa una volta eseguiti per poter proseguire come ad esempio avviene con alcuni consolidamenti.

Nella consapevolezza di ciò sono stati volutamente inseriti nel laboratorio più manufatti per dare così modo al pubblico di poter vedere sempre uno degli interventi di restauro in fase di esecuzione.

Di particolare rilievo è il fatto che il visitatore avrà la possibilità di vivere “dal vero” dei reali interventi di restauro attuati con tutte le loro attenzioni e i loro tempi, il visitatore dovrà quindi essere aiutato a comprendere le diverse fasi dell’intervento stesso e a condividere la delicatezza o la problematicità di cosa si sta eseguendo acquisendo consapevolezza dell’impegno e della professionalità che un intervento conservativo richiede.

L’accompagnatore provvederà quindi per ogni restauro in corso a illustrare la situazione del momento collocandola nell’iter che si è individuato di dover percorrere per il recupero dell’opera.

Ai restauratori si affiancheranno le altre figure professionali che concorrono alle diverse fasi dell’intervento consentendo così al visitatore la possibilità di un approccio con storici d’arte, archeologi, architetti, chimici, fisici, ecc., e anche con tutte le tecniche della diagnostica di campo.

La progettazione dei percorsi destinati al pubblico ha dovuto tener conto degli aspetti legati alla sicurezza e alla necessità di garantire condizioni idonee alla concentrazione del restauratore che potrebbe trovarsi nelle condizioni di dover effettuare passaggi operativi delicati in concomitanza con le visite. Al contempo sono state curate tutte le accortezze possibili per una visione il più possibile ravvicinata degli interventi scegliendo angolazioni e visuali di grande efficacia.

Gli interventi sono condotti dall’ISCR che si avvarrà di collaboratori formati presso la scuola dell’Istituto.

Lo scopo dell’iniziativa non è fare formazione nel campo del restauro ma rendere consapevoli i cittadini   dell’importanza della salvaguardia del patrimonio artistico e di quanta cura occorre mettere in campo per rallentarne il degrado.   Il restauro, inoltre, intervenendo sulla materia dell’opera d’arte, offre possibilità di lettura dell’opera stessa attraverso le sue tecniche esecutive con una possibilità di coinvolgimento a prescindere dalle conoscenze del singolo sulla storia dell’Arte.

Anche questa operazione vuole contribuire ad ampliare il numero dei soggetti consapevoli e collaborativi sui temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale. Saranno presi accordi con le scuole al fine rendere partecipi gli studenti dei temi della conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Tutte le strutture che sono nella Chiesa e nel Coro delle Monache sono improntate alla massima reversibilità e sono state realizzate dalla Società ArticolArte.