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Adorazione del Bambino, bottega di Tiziano Vecellio

Adorazione del Bambino
XVII secolo                             

Tiziano Vecellio, bottega di
olio su tela, cm. 68,50x60,50
Firenze, Gallerie degli Uffizi, deposito della
Galleria Palatina

 

L'opera viene tradizionalmente attribuita alla bottega di Tiziano Vecellio. L'ipotesi della mano di un autore fiammingo si è fatta strada dopo che il dipinto è stato liberato dalla pesante stratificazione di vernici molto alterate che nascondevano completamente la gamma cromatica originale. Infatti, uno spesso strato protettivo, non originale, molto alterato e ingiallito, sormontava l’intera superficie dell'opera non permettendo di apprezzarne la cromia originale. Era inoltre visibile, per via dello sbiancamento, uno stato alterato, molto disomogeneo, applicato a pennello, dove le zone di sbiancamento corrispondevano al segno delle pennellate.

Sul dipinto sono state effettuate analisi non invasive EDXRF e in Falso colore IR per il riconoscimento dei pigmenti. Sulla scorta dei risultati è stato appurato che lo spesso strato di vernice alterato era composto da resine naturali. L'asportazione di questi strati è stata effettuata tramite l'interazione di un solven-gel, contenente una miscela solvente individuata sul triangolo di solubilità nell'area delle resine naturali permettendo di recuperare, quasi totalmente, la visibilità degli strati pittorici originali. Dopo questa prima pulitura, i colori erano ancora parzialmente occultati da uno strato più o meno spesso di colore grigio, sottostante lo strato di vernice alterata. In collaborazione con il MOLAB del CNR-ISTM di Perugia sono state effettuate analisi FTIR in riflessione per il controllo della rimozione di una patina a ossalato di calcio  (probabilmente colle) evidenziata dopo la rimozione di un primo strato di vernice naturale. Questi ossalati sono risultati sensibili all'azione di un gel chelante neutro (pH 7).

Nella zona del manto blu della Madonna con una ridipintura molto spessa è stato necessario lavorare con un gel chelante basico, sempre supportato da un gel.

Dal confronto con lo storico dell'arte direttore dei lavori si è fatta strada l'ipotesi che nella zona situata in alto a destra il fondo marrone visibile non corrispondeva ai dettami dell'iconografia corrente dell'epoca e che al suo posto avrebbe dovuto esserci un cielo.

In base all'osservazione al microscopio e con l'osservazione delle microsezioni di colore, è stata confermata la presenza di una spessa ridipintura blu sul manto della Madonna, e in corrispondenza del fondo scuro nella zona superiore destra, uno strato originale azzurro sormontato da uno spesso strato pittorico bruno non originale; questo ha permesso di procedere con l'asportazione di questi strati dovuti ad un intervento di un antico restauro.

La rimozione delle spesse ridipinture ha permesso di recuperare la cromia di un blu brillante del manto della madonna e di recuperare lo strato pittorico originale, nella zona superiore destra dell'opera, che si è rivelato essere un cielo, anche se in cattivo stato di conservazione.

 

Gruppo di lavoro

Daila Radeglia: direttore dei lavori
Maria Enrica Giralico: restauratore
Fabio Talarico: indagini chimiche
Fabio Aramini, Mauro Torre: indagini fisiche
Maria Rita Giuliani: indagini biologiche
Marina Marchese: documentazione grafica
Angelo Raffaele Rubino: documentazione fotografica