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San Bartolomeo, ignoto, seconda metà del XIV secolo

San Bartolomeo
seconda metà del XIV secolo

Ignoto
Tempera su tavola, cm 245x98
Firenze, Gallerie degli Uffizi, deposito della Galleria Palatina

 

La tavola venne acquistata il 3 gennaio 1899 dal convento di San Pietro Martire a Firenze dove era stata conservata nella “stanza del forno” e sulla “terrazza del primo piano” subendo evidentemente pesanti danneggiamenti da sole, acqua e umidità. L’ignoto pittore può essere inserito nel novero di quanti lavorarono a Firenze nella seconda metà del XIV secolo con modi e linguaggio attardati, fortemente influenzati dalla scuola dell’Orcagna.

Lo stato di conservazione del dipinto, giunto nel laboratorio dei dipinti su tavola dell’ISCR, era di estremo degrado. La problematica principale riguardava la forte alterazione cromatica dovuta alla presenza di una spessa patina grigio-bruna sull’intera superficie dipinta molto disomogenea, particolarmente visibile nel manto chiaro del santo. Un effetto di “sbiancamento” generale era evidente nella zona inferiore, soprattutto in corrispondenza delle scene del martirio nella predella. Si rilevava, infine, la perdita quasi completa della doratura di gran parte dell’incorniciatura.

In considerazione delle cattive condizioni della zona inferiore del supporto ligneo, oggetto di un intervento di risanamento, si è ipotizzato che l’opera abbia subito condizioni di forte umidità.

La presenza di sostanze proteiche molto invecchiate (colla animale) e di sali è stata confermata da una serie di indagini scientifiche che hanno identificato l’ossalato di calcio in alta concentrazione: la spessa patina di natura organica risultava pertanto quasi completamente insolubile.

La pulitura chimica, eseguita nella prima fase del restauro, non ha dato un risultato soddisfacente, poiché la patina poteva essere soltanto assottigliata, ma il livello non era sufficiente a restituire la corretta leggibilità al dipinto. Per questo, in una seconda fase, è stata effettuata su tutta la superficie dipinta la pulitura con strumentazione laser, un ER:YAG – Light Brush 2 con lunghezza d’onda di 2940 nm, dopo aver messo a punto una metodologia di intervento che ha consentito di operare gradualmente e selettivamente.

L’applicabilità della strumentazione laser nel restauro di dipinti su tavola e su tela, rispetto ad altri campi di applicazione, mantiene un’impostazione di tipo sperimentale; nel nostro caso, si è rivelata risolutiva e il risultato finale, in termini di recupero della qualità pittorica del dipinto, è stato notevole.

L’indagine eseguita nella banda dell’infrarosso tra 1100 e 2200 nm (IR-B) mostra un disegno preparatorio effettuato con tratto piuttosto largo, forse con una matita grassa, a cui spesso si sovrappone nel visibile lo stesso segno ma eseguito in modo più sottile. Il disegno preliminare compare anche sul manto ed in altre zone dove non è stato ripreso nella stesura finale. Molto evidente risulta la variazione dell’orientamento della barba rispetto al disegno soggiacente.

La complessa operazione di pulitura della patina di ossalato di calcio, effettuata sia con mezzi chimici, sia con la metodologia laser, è stata accompagnata da controlli analitici in situ che hanno utilizzatori tecniche di analisi (FTIR in riflessione, microscopia ottica, EDXRF) e di controllo (video microscopia digitale non distruttive).

Gruppo di lavoro

Federica Zalabra: direttore dei lavori
Francesca Fumelli, Gloria Tranquilli: progettisti, direttori dei lavori, restauratori
Fabio Talarico: indagini chimiche
Fabio Aramini, Mauro Torre: indagini fisiche
Giulia Galotta: indagini biologiche
Mara Bucci: documentazione grafica
Angelo Raffaele Rubino: documentazione fotografica
Roberto Saccuman: supporto (restauratore esterno)
Monica Sabatini: cornice (restauratore esterno)
Claudio Seccaroni (ENEA): radiografia
Ulderico Santamaria, Laboratorio Diagnostica per la Conservazione e il restauro Musei Vaticani: indagini scientifiche
Costanza Miliani (CNR – ISTM MOLAB, Perugia): indagini scientifiche
Paola Calicchia (CNR –IAS, Roma): indagini acustiche