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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

  • Gonfalone storico dell'università La Sapienza di Roma

Restauri conclusi

  • Gonfalone storico dell'università La Sapienza di Roma

    L’intervento di restauro è stato condotto in occasione delle Celebrazioni per gli 80 anni della Nuova Città Universitaria, Roma 1935. E' stato esposto durante i lavori del convegno in Aula Magna (23-25 novembre 2017).

    Il Gonfalone storico dell'Università La Sapienza di Roma è un manufatto tessile di ampie dimensioni (cm. 270 x 132) in seta, con ricami policromi e in filato metallico. Reca nel riquadro centrale l’icona storica del cherubino che rappresenta la pienezza di scienza e  in basso la lupa con i gemelli, simbolo di Roma. Nelle fasce verticali ai lati sono applicati gli otto stemmi delle facoltà e scuole che costituivano nel 1933 lo "Studium Urbis".

    Il gonfalone è attualmente esposto nella Sala del Senato Accademico del Rettorato dell'Università di Roma.

    Il restauro ha interessato unicamente le zone originali del manufatto quali il riquadro centrale e le fasce laterali di seta e decorazioni eseguite a ricamo per applicazione.

     

    Si ringraziano le ditte Barbara Santoro e Zahra Azmoun per la collaborazione al restauro.

     

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  • Cortigiana con parasole di Kawanabe Kyosai, Castello ducale di Agliè

    Il dipinto fa parte di una collezione, di carattere anche etnografico, di manufatti orientali conservati nel Castello Ducale di Agliè (Torino), una delle residenze estive del re Carlo Felice di Savoia.

    Acquistato dallo Stato italiano nel 1939, venne destinato a museo-residenza e attualmente è sotto la tutela della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino.

    Nel Castello, Tommaso di Savoia duca di Genova (1854-1931) riunì cimeli e oggetti esotici di diversa tipologia e provenienza, raccolti durante i suoi viaggi in Estremo Oriente. Tra questi figurano 19 rotoli dipinti, eseguiti con inchiostro e colori su carta, di dimensioni variabili, montati in rotolo verticale, secondo lo stile giapponese. Su alcuni di essi è stata identificata da M. Vera Quattrini la firma del famoso pittore Kawanabe Kyosai (1831-1889), noto anche a colti europei che frequentavano il Giappone durante il periodo Meiji (1868 – 1912).

    Si ipotizza che il montaggio dei dipinti, così come il sistema di appensione con bacchette in legno, sia stato eseguito in Piemonte. I dipinti presentano infatti una commistione di materiali e tecniche esecutive orientali e occidentali: sono tutti profilati da una bordura in carta da parati di fattura europea e controfondati con tela di cotone.

    L’ISCR è stato chiamato dalla Soprintendenza per valutare lo stato di conservazione dei 19 dipinti, tutti arrotolati e riposti entro cassettiere metalliche in una sala del castello, oltre che per mettere a punto una metodologia di intervento. È stata quindi scelta la Cortigiana con parasole per il suo stato di conservazione particolarmente deteriorato, il cui restauro costituisce una linea-guida per i rimanenti dipinti.

    Vedi anche la notizia pubblicata su questo sito in occasione del rientro al Castello di Aglié e della presentazione del restauro nel giugno 2016

    Laura D’Agostino: Direzione lavori
    Elisabetta Giani: esposizione e conservazione
    Marti Gorini: documentazione grafica
    Marcella Ioele e Giancarlo Sidoti: indagini chimiche
    Edoardo Loliva: documentazione fotografica
    Gian Franco Priori: indagini biologiche
    Maria Vera Quattrini: restauro 

     

    Hanno collaborato al restauro:

    Soyeon Choi, restauratrice, in qualità di stagista (U.S.A.)
    Agata Kloss, restauratrice, in qualità di stagista (Polonia)
    Cecilia Zuccari e Giovanna Albanese, restauratrici, per la progettazione e la realizzazione della scatola conservativa.

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  • Il volto di avorio

    A marzo del 2003 sono stati consegnati all’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro in custodia giudiziale, numerosi reperti di avorio in frammenti, provenienti da sequestro. Le opere, recuperate sul mercato antiquario estero, provenivano da uno scavo clandestino effettuato presso Cesano (Anguillara).
    Si trattava del viso in avorio pertinente a una statua crisoelefantina, rinvenuto con un gruppo di frammenti riferibili ad almeno due statue. L’eccezionalità del ritrovamento è da attribuire non solo all’elevatissima qualità della fattura ma anche alla sua estrema rarità.
    I reperti presentavano uno stato di conservazione molto precario, con numerose fessurazioni e decoesioni superficiali del materiale costitutivo, dovute probabilmente a repentine variazioni termoigrometriche. Molti frammenti sono stati sommariamente ripuliti dalla terra e alcuni di essi, i più rappresentativi, sono stati oggetto, prima del loro arrivo in I.C.R., di trattamenti di adesione e consolidamento.
    Si ringrazia la dott.ssa Maria Rita Palombo dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Dipartimento Scienze della Terra, per la sua disponibilità e proficua collaborazione.

    Il lavoro è stato pubblicato:

     L. Del Buono (a cura di), I volti del mistero, Roma, Palazzo del Quirinale 20 gennaio-20 marzo 2005, Villanova di Castenaso (Bologna)

     Il volto d'avorio: l'eccezionale recupero di un'opera trafugata, L'Erma di Bretschneider, Roma 2004

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  • Autoritratto in argilla di Ippolito Scalza, Orvieto

    In questa sede si presenta il restauro di una testa in argilla proveniente dai depositi dell’Opera del Duomo di Orvieto. La testa è quel che rimane di un modello in argilla della statua marmorea di San Tommaso, realizzata da Ippolito Scalza e posizionata nella cattedrale nel 1587, nell’ambito del progetto del ciclo scultoreo dell’Apostolato. E’ testimoniato che la figura di San Tommaso sia un  autoritratto di Ippolito Scalza, che si ritrae qui in veste di architetto.
    Escludendo il basamento, la testa è alta circa 45 cm, realizzata con argilla caricata con fibre di materiale organico e rifinita superficialmente con uno scialbo bianco di calce. Attualmente risulta vincolata a un basamento in marmo con il logo dell’Opera del Duomo, risalente probabilmente al 1882.
    Il restauro, condotto nel laboratorio “Ceramiche, Vetri e Smalti” dell’ISCR, ha offerto l’occasione di studiare questa pregevole opera e di approfondire le tecniche esecutive che l’artista ha usato per costruire il modello della statua. Oltre a ciò, le problematiche conservative che poneva erano piuttosto insolite, data la peculiarità del materiale costitutivo.
    Il manufatto versava in preoccupanti condizioni di degrado e per eseguire l’intervento di restauro è stato necessario fare un’attenta selezione dei materiali da usare, al fine di identificare quelli più idonei.
    L’opera risultava compromessa anche dal punto di vista statico, pertanto è stato indispensabile creare un nuovo sistema di sostegno, per la cui realizzazione ci si è avvalso delle collaborazione con la ditta Equilibrarte (Antonio Iaccarino Idelson, Carlo Serino).

    Inoltre si ringrazia Alessandra Cannistrà dell’Opera del Duomo di Orvieto per la sua cortese collaborazione.

     

    Il lavoro è stato oggetto della seguente pubblicazione:

    Huber E., Iaccarino Idelson A., Serino C.,  Cannistra A.,  Il restauro di un’opera d’arte molto degradata: la testa del modello in argilla della statua di san Tommaso dal Duomo di Orvieto, in In: Lo Stato dell’arte, XIV Congresso Nazionale IGIIC,  L’Aquila  20-22 Ottobre 2016, pp. 279-288

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