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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

    L’ambiente pavimentato in opus sectile presenta la forma di un rettangolo irregolare; si trova 50 metri a est di Punta dell’Epitaffio, ad una profondità media di 3,70 m, nel punto in cui termina il tratto della Via Herculanea che conduce a Portus Iulius e fa parte del gruppo di strutture identificate come un complesso termale di Punta dell’Epitaffio. L’ambiente, identificato grazie alla segnalazione di un subacqueo sportivo nel 2010, era coperto da un sottile strato sabbioso di circa 10-30 cm a seconda del settore, parzialmente rimosso durante la ricognizione effettuata lo stesso anno allo scopo di verificare lo stato di conservazione della pavimentazione marmorea sottostante. Al termine di questa breve operazione, durante la quale si è potuto rilevare approssimativamente i limiti dell’ambiente in oggetto, nonché lo stato estremamente frammentario delle lastre pavimentali, si è proceduto con una nuova ricopertura sabbiosa al fine di proteggere la pavimentazione in attesa di un intervento di recupero. Nel mese di giugno 2011 si è proceduto con la pulitura dell’ambiente a cui ha fatto seguito un intervento di restauro conservativo, il tutto finalizzato all’inserimento del sito all’interno del percorso di visita subacqueo relativo al Ninfeo-Via Herculanea, già aperto al pubblico. 

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  • Turbine antologia, Stefano Arienti, Milano

    Il 5 giugno 2008 l’opera Turbine Antologia di Stefano Arienti - artista di fama internazionale nato ad Asola, nel Mantovano, nel 1961 - di proprietà delle Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano, è stata consegnata all’ISCR per un necessario intervento di restauro e la progettazione di un idoneo sistema conservativo ed espositivo.

    L’opera si presentava considerevolmente danneggiata nei suoi elementi costitutivi ed in tali condizioni  non poteva essere più esposta; era infatti conservata nei depositi del Museo del Novecento.

    L’intervento ha costituito una rara occasione di studio della singolare tecnica esecutiva, utilizzata dall’artista a partire dalla metà degli anni Ottanta.

    Il delicato restauro, eseguito presso il Laboratorio di restauro manufatti in carta e pergamena, è stato ultimato nel 2010  e le Turbine sono state riconsegnate al Museo proprietario.

     

    Un sentito ringraziamento va all’artista che, prima dell’inizio del restauro, ha trascorso una mattinata nel Laboratorio illustrandoci la sua tecnica esecutiva e riflettendo su alcuni aspetti metodologici del lavoro.

    Si ringraziano inoltre Giovanna Antonelli, restauratore libero professionista, per la fattiva e preziosa collaborazione all’intervento di restauro e Ivano Francavilla, dell’omonima ditta, per l’instancabile contributo nella progettazione e realizzazione dei sostegni e dei contenitori per la conservazione e l'esposizione dell’opera.

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  • Portiera Oddi-Montesperelli, Firenze

    La portiera Oddi-Montesperelli (mm 1760 x 1080) proviene dalla raccolta antiquaria di Stefano Bardini (1863-1922) e di suo figlio Ugo, acquisita dallo Stato italiano nel 1996 (e denominata Museo e Galleria Mozzi Bardini), comprendente circa 30.000 oggetti d'arte di varia tipologia, epoca e provenienza. Essa è parte di un’ampia collezione di arredi in cuoio dorato e dipinto (paliotti, parati, rivestimenti di mobilia, ecc.) - tra le più rilevanti in Italia per numero e qualità dei pezzi – composta da manufatti sia integri che frammentari, databili tra XVI e XVIII secolo.

    L’ISCR ha dedicato a questa collezione un progetto di studio e d’intervento, finanziato dal Mibac nell’ambito della programmazione lavori pubblici per gli anni 2003 e 2005, che si è articolato nelle seguenti fasi:

    - schedatura tecnico-conservativa di un cospicuo numero di arredi selezionati per affinità tipologiche, tecniche di esecuzione, repertori decorativi e iconografici;

    - spolveratura e immagazzinaggio in appositi contenitori dei manufatti schedati;

    - restauro, con finalità didattiche e metodologiche, di alcuni degli arredi individuati per rilevanza storico artistica e particolare interesse dei problemi conservativi.

    L’intervento sulla portiera Oddi-Montesperelli si inserisce  in questo contesto e ha consentito di approfondire le problematiche relative al montaggio e al tensionamento degli arredi in cuoio, tema di ricerca approfondito dal Laboratorio negli ultimi anni. Coerentemente con tale linea di ricerca, nell’ambito del restauro della portiera, è stata progettata e costruita una struttura di sostegno in grado di evitare al manufatto sollecitazioni meccaniche dannose, e di evocarne insieme, per quanto possibile, l’originaria funzione d’uso.

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  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

    Le decorazioni monocrome ad affresco che decoravano il Casino del Bufalo,  nel giardino del Palazzo del Bufalo-Cancellieri, conservate, dopo la loro estrazione dalla facciata nel 1885, nelle collezioni del Museo di Roma, raccontano le Storie di Perseo e Andromeda tratte dalle Metamorfosi di Ovidio.
    I sei dipinti superstiti sono stati oggetto di un progetto di restauro molto delicato ed impegnativo da parte dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, a causa del grave stato di conservazione, reso possibile solo da una stretta collaborazione tra soggetti pubblici e privati che dal 2007 a oggi hanno collaborato per far tornare in vista queste preziose testimonianze.

    E’ stato così che l’Iscr, il Comune di Roma e la Fondazione Paola Droghetti onlus hanno investito risorse e passione per raggiungere lo scopo. La Fondazione Droghetti ha contribuito al restauro, eseguito presso i laboratori dell’Istituto attraverso l’assegnazione di cinque borse di studio a giovani restauratori appena diplomati alla Scuola di Alta Formazione dell’Iscr. Proprio la complessità del lavoro ha richiesto di integrare il lavoro con un contributo economico dell’Istituto  con due finanziamenti inseriti nella Programmazione del MiBACT.

    I preziosi frammenti sono la testimonianza dell’operare di due pittori Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, che negli anni romani realizzano le decorazioni di molte facciate, anche di grandi dimensioni, con una produzione che sfiorava le sei, sette facciate l’anno.

    Questo complesso restauro ha fatto di questo intervento anche un’occasione catalizzante di studio e ricerca per le professionalità presenti in Istituto.

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