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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Il Presepe del Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila

    L’intervento conservativo svolto dall’ISCR, a seguito del sisma aquilano del 2009, sul Presepe, opera del XVI sec. in terracotta policroma e dorata, attribuita al noto artista abruzzese Saturnino Gatti, ha offerto l’opportunità non solo di studiare e confrontare da un punto di vista stilistico questo gruppo scultoreo, ma anche di comprendere e approfondire le tecniche di esecuzione, confrontandole con varie opere in terracotta dello stesso ambiente e periodo, sulla scorta delle conoscenze e dei dati acquisiti durante il lavoro di restauro.
    Tra le opere a confronto si è ritenuto di prendere in considerazione un'opera certa di Saturnino Gatti, la "Madonna con il Bambino " della Basilica di Collemaggio, oggetto di particolari attenzioni conservative da parte dell' Istituto, per verificare e confrontare con il "Presepe", solamente attribuito al Gatti, sia le tecniche di esecuzione ma anche i nessi stilistici, o le differenze nel ductus operandi sulle due opere, per rintracciare eventualmente una differente mano artistica vicina a Saturnino Gatti.
    Tra i tanti autorevoli artisti del rinascimento aquilano, si ipotizza che Paolo  Aquilano il vecchio, autore del Presepe di Leonessa, possa aver lavorato al Presepe di Santa Maria del Ponte.

    Il lavoro è stato oggetto della pubblicazione dal titolo: Il restauro di due opere in terracotta dipinta, il Presepe di Santa Maria del Ponte e la Madonna di Collemaggio, editore Gangemi.

     

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  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

    Gli interventi di restauro sul gruppo scultoreo del Mitra Tauroctono proveniente da uno scavo abusivo nell’area archeologica di Tarquinia hanno avuto luogo da ottobre 2014 a febbraio 2015 e si sono svolti presso la ex caserma La Marmora, sede dei Carabinieri del Reparto Operativo per la tutela del Patrimonio Culturale, che ne hanno operato il sequestro. I lavori si inseriscono all’interno di un accordo fra il Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e l’ISCR.

    L’opera, eseguita in un unico blocco di marmo bianco dalle misure massime di cm.154 (l), cm.90,5 (h), cm.43 (p) è perfettamente aderente all’iconografia classica della rappresentazione del dio Mitra, colto nell’atto di uccidere il toro con la spada, mentre un cane ed un serpente lambiscono la ferita da cui sgorga copioso il sangue e uno scorpione stringe tra le chele i testicoli del toro. Il gruppo appoggia su un basamento dello spessore di cm. 7, ricavato dallo stesso blocco di marmo.

    Il gruppo è pervenuto quasi integro, mancano la testa, la mano sinistra, l’avambraccio destro, il piede sinistro e metà del piede destro del Mitra; le zampe del cane; l’orecchio sinistro, la parte terminale delle corna, la coda, parte della zampa anteriore destra e dello zoccolo sinistro del toro e il serpente di cui resta il punto di attacco sul corpo del toro.

    Il basamento manca di una piccola porzione nell’angolo anteriore destro dove appoggiano le zampe posteriori del cane.

    In momenti successivi al sequestro sono stati rinvenuti il cane ed una parte del braccio sinistro del Mitra; il primo emerso da uno scavo condotto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale nell’area in cui era stato individuato lo scavo clandestino, il secondo consegnato spontaneamente ai Carabinieri da chi ne era illegalmente in possesso. Il braccio, anche se privo della mano, combaciava perfettamente con la superficie di frattura all’altezza della spalla, mentre il cane, mancante di parte delle zampe anteriori e posteriori, aderiva alla statua del toro solo in alcuni esigui punti di contatto. Non è stata rinvenuta invece la parte di basamento della scultura che costituiva l’appoggio delle zampe posteriori del cane, cosa che ne rendeva complessa la ricollocazione nella sua posizione originale.

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  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

    Il polittico di Santa Sabina fa parte di uno tra i più importanti complessi pittorici e scultorei realizzati a Venezia nella metà del XV secolo. Riccamente scolpito e dipinto da Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna nel 1443, è composto di sei dipinti su tavola a fondo oro disposti su due registri, incorniciati in una monumentale struttura lignea intagliata e dorata, caratteristica dei polittici di fattura veneziana. L’opera è giunta presso il laboratorio di Dipinti su Tavola dell’ISCR nel dicembre 2013, con l’autorizzazione della Soprintendenza di Venezia, il cui laboratorio scientifico ha partecipato al progetto con alcune indagini scientifiche preliminari.

    Il polittico, di proprietà ecclesiastica, ha la sua collocazione originale nella cappella di San Tarasio della chiesa di San Zaccaria. La Curia di Venezia ha incoraggiato e approvato tale intervento, accettando che il prezioso manufatto fosse restaurato durante il primo anno del percorso formativo PFP2 della Scuola di Alta Formazione dell’ISCR. Numerosi sponsor hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

    L’intervento di restauro è stato eseguito sia sul supporto che sulla pellicola pittorica. Lo studio delle condizioni microclimatiche della cappel­la in cui le opere sono esposte è consistito nel monitoraggio costante della temperatura e dell’umidità relativa, per riprodurre nel laboratorio di dipinti su tavola dell’ISCR condizioni simili.

    A conclusione dell'intervento è stata allestita nel laboratorio stesso una mostra didattica con pannelli tematici per presentare al  pubblico i sei dipinti e per  illustrarne le complesse fasi del restauro (visualizza la pagina dedicata).

    Gruppo di lavoro ISCR

    Direzione dei lavori: Daila Radeglia
    Coordinamento degli interventi conservativi, direzione operativa, intervento di restauro e didattica: Albertina Soavi, Gloria Tranquilli
    Direzione operativa, intervento di restauro e didattica: Francesca Fumelli, Paolo Scarpitti
    Indagini chimiche: Fabio Talarico
    Indagini fisiche multispettrali: Fabio Aramini, Mauro Torre
    Progettazione dell’impianto di rilevamento microclimatico: Carlo Cacace
    Indagini microclimatiche e controllo delle condizioni di trasporto: Elisabetta Giani
    Gestione e controllo strumentazione per il mantenimento delle condizioni microclimatiche: Maurizio Spinucci
    Indagini biologiche: Giulia Galotta; Maria Rita Giuliani
    Identificazione delle specie botaniche: Antonella Altieri e Gianfranco Priori
    Studio dei tessuti raffigurati e dell’abbigliamento: Silvia Checchi, Manuela Zarbà
    Documentazione fotografica: Angelo Rubino
    Documentazione grafica: Marina Marchese

    Allieve del 64° Corso di restauro PFP2: Giulia Cappelloni, Fabiana Di Lorenzo, Alessia Fasciani, Valeria Genuardi, Eleonora Leone Sciabolazza, Teresa Mascolo, Laura Montaina, Micaela Storari, Martina Vento, Elena Zaccagnini

    Hanno inoltre collaborato:

    Assistenza alla didattica: Federica Moretti (restauratrice)
    Davide Bussolari (Diagnostica per l'Arte Fabbri), radiografie
    Indagine XRF: Enrico Fiorin (Polo Museale veneziano)

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  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

    L’Istituto è stato presente, fin dal 1996, nella domus dei Vettii di Pompei con un progetto di restauro integrale, rivolto non solo al complesso architettonico con le sue finiture, ma anche alle decorazioni e agli arredi.
    Fra questi ultimi, particolare importanza rivestono le due casseforti dell’atrio. Quella meridionale, oggetto dell’intervento di restauro, presentava uno stato di conservazione estremamente precario, tale da consigliare la sua rimozione dal sito.
    Pertanto nel 1998 l’Istituto ha realizzato un cantiere didattico sul manufatto per effettuare alcuni interventi propedeutici alla sua messa in sicurezza durante la manipolazione, l’imballaggio ed il successivo trasporto presso il Laboratorio Metalli e Leghe dell’ISCR. In tale occasione è stata approntata una struttura atta a sostenerne il notevole peso (kg 150 circa).
    In seguito, nell’ambito delle attività didattiche della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto, si è giunti alla definizione del progetto ed alla realizzazione di parte dell'intervento di restauro. Il suo completamento, con l’esecuzione del supporto definitivo e la documentazione grafica conclusiva sono stati affidati al Consorzio Kavaklik di Roma.

     

    Gabriella Prisco (già ISCR): RUP e Direttore lavori

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