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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • I frammenti dell'affresco absidale di San Pietro, Tuscania

    Il violento sisma del 6 Febbraio 1971 provocò gravissimi danni al ricco patrimonio artistico di Tuscania (VT). I danni più ingenti si riscontrarono nella chiesa di San Pietro, dove crollarono il rosone della facciata principale e parte dell’abside con raffigurata l’Ascensione di Cristo, pittura datata fra l’ultimo quarto dell’XI secolo e la metà del XII. Fin dai primi giorni dopo la tragedia l’Istituto Centrale per il Restauro, assieme alle autorità preposte e ai giovani volontari del Gruppo Archeologico Romano, fu impegnato in un pronto intervento volto a limitare le perdite. La priorità era la messa in sicurezza della superfici dei dipinti murali rimasti ancorati alle pareti e la raccolta dei frammenti di quelli crollati. I frammenti furono estratti dalle macerie con grande attenzione e collocati in cassette di legno, seguendo un sistema di raccolta per settori. L’anno successivo, presso i laboratori dell’Istituto Centrale per il Restauro, venne fatto un tentativo di ricomposizione, tentativo presto abbandonato a causa dell’esigua dimensione e della fragilità del materiale.

    Sulla base dell’esperienza acquisita nella ricomposizione dei frammenti di affresco delle vele crollate all’interno della Basilica di San Francesco ad Assisi nel terremoto del 1997, l’Iscr ha avviato il progetto di conservazione, ricomposizione e valorizzazione dei frammenti dell’affresco absidale di San Pietro a Tuscania. I risultati del primo studio di fattibilità, avviato nel 2006, hanno dimostrato che la superficie potenzialmente sviluppata dai frammenti disponibili corrisponderebbe solo a circa un terzo della superficie crollata. Tale scarsità di materiale ha quindi suggerito, fin dall’inizio del progetto, forme di valorizzazione diverse dalla ricollocazione in situ.

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  • Il monumento funebre di Berardo D'Aquino nella chiesa di Santa Maria della Strada, Matrice

    Il monumento funebre di Berardo d’Aquino è situato all’interno della badia benedettina di Santa Maria della Strada eretta nel 1148 su un colle limitrofo al paese di Matrice, vicino Campobasso in Molise, sul tratturo Cortile-Centocelle che da Matrice proseguiva verso la Puglia.  Il monumento, databile alla seconda metà del XIV secolo, rappresenta la più alta testimonianza artistica della fase tardo medievale della chiesa ed è espressione di un gotico maturo che si avvale di formule stilistiche e soluzioni ornamentali particolarmente ricche. 

    A seguito del terremoto che ha colpito il Molise nel 2002, il monumento ha subito gravi dissesti statici che hanno riguardato in particolare il timpano e le sculture. Dopo un primo pronto intervento a cura della Soprintendenza del Molise, grazie al quale erano state assicurate le parti pericolanti, nel 2007 è stato affidato all’Iscr il restauro che ha  incluso il consolidamento statico-strutturale dell’opera. Propedeutico all’intervento conservativo è stato l’avvio di una campagna di indagini che ha consentito di comprendere l’effettiva gravità dei danni e di stabilire le modalità e le procedure tecniche necessarie a ridare stabilità al monumento.

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  • La sala delle maschere e il corridoio 131 della Domus Aurea, Roma

    Dal 2004 l’Iscr ha avviato i lavori di restauro e conservazione degli affreschi e del mosaico pavimentale della sala delle maschere e del corridoio 131. I lavori hanno interessato sia gli aspetti conservativi degli apparati pittorici che il confinamento ambientale e microclimatico delle due sale, introducendo dei sistemi tecnologici innovativi con sistemi di chiusura e di monitoraggio del microclima che potranno consentire la riapertura e la fruizione pubblica controllata delle sale.   

    Il progetto ha sviluppato dal punto di vista tecnologico un precedente intervento avviato a partire dal 1984 dall’allora Istituto Centrale per il Restauro con la Soprintendenza archeologica di Roma che aveva previsto la chiusura sperimentale dei due ambienti. Si decise di tenere sottocontrollo il microclima, causa principale del degrado degli affreschi, confinando gli ambienti attraverso dei sistemi di chiusura con porte a tenuta stagna per stabilizzare i parametri termo-igrometrici evitando i dannosi scambi di aria carica di inquinanti atmosferici tra interno e esterno delle sale. Dopo 25 anni di sperimentazione, grazie a costanti monitoraggi ambientali e ai test sperimentali, l’Iscr ha potuto confermare la piena validità dell’impostazione scientifica del confinamento ambientale che è stato oggi riproposto con le necessarie innovazioni tecnologiche.

     

    È disponibile la visita virtuale delle due sale sul sito dedicato al restauro:
    http://domusaurea-salamaschere.beniculturali.it/

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  • La facciata principale della chiesa di Santa Maria della Strada, Matrice

    La badia benedettina di Santa Maria della Strada sorge su un colle limitrofo al paese di Matrice, vicino Campobasso in Molise, sul tratturo (vie della transumanza) Cortile-Centocelle che da Matrice proseguiva verso la Puglia. La denominazione “della Strada” può riferirsi alla presenza di una strada lastricata nelle vicinanze, o può avere il significato simbolico di “guida dei viaggiatori”: infatti i pellegrini che dall’ Europa del nord raggiungevano i più famosi santuari della Puglia, in particolare San Michele nel Gargano e San Nicola a Bari, trovavano ristoro lungo il cammino proprio presso questa chiesa. Santa Maria della Strada, consacrata il 7 Agosto 1148, è tra le chiese più significative del Molise tanto da essere stata dichiarata, nel 1889, monumento nazionale.

    A seguito del terremoto che ha colpito il Molise nel 2002 il monumento funebre di Berardo d’Aquino, posto sulla parete nord della chiesa, è stato gravemente danneggiato e la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Molise ha chiesto all’Iscr di studiare e realizzare un restauro di tipo strutturale che tenesse in considerazione le caratteristiche storiche e artistiche dell’opera.  L’Iscr dopo una prima fase di studio, di analisi e di indagini strutturali,  ha intrapreso il restauro concludendolo poi nel 2010. A partire dal 2011 è stato realizzato, a seguito di un attento studio dei danni strutturali e del deterioramento delle superfici lapidee,  il restauro della facciata principale della chiesa, opera di alto valore storico artistico, le cui parti scultoree rappresentano uno dei più importanti esempi di scultura romanica del Molise.

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