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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

    Il rotolo dipinto giapponese, intitolato Bamo doi-zu (lett.: “Dipinto delle tipologie dei manti dei cavalli”, cm 35x800), proviene dalla collezione del Museo Stibbert di Firenze. I beni mobili dell’eredità Stibbert, acquisiti dallo Stato italiano nel 1906, sono di natura estremamente varia: dalle armature, alle armi fino alle porcellane e al repertorio di tappezzerie in cuoio poste a decoro delle pareti. Attualmente l’intera raccolta è costituita da circa 50.000 oggetti.

    Il dipinto è attribuito al famoso artista giapponese Kano Sansetsu (1589-1651) e raffigura trentatré diverse tipologie di cavalli.  Eseguito con inchiostro e colori su carta giapponese, si presenta montato nel formato tradizionale giapponese di rotolo orizzontale, denominato emaki (e: dipinto; maki: arrotolato).

    La direzione del Museo Stibbert ha richiesto la collaborazione dell’ISCR per la risoluzione dei problemi  strutturali presentati dal rotolo: l’intera superficie era infatti interessata da pieghe verticali profonde e da un estremo inaridimento del supporto cartaceo che, nel tempo, avrebbero potuto ripercuotersi negativamente sulla pellicola pittorica, che era invece in buono stato di conservazione.

    L’intervento, oltre ad aver costituito una preziosa occasione di studio dei materiali costitutivi e della tecnica esecutiva di un manufatto tanto lontano dalla nostra tradizione artistica, conclusosi con la pubblicazione di un articolo sulla rivista Studies in Conservation  (in corso di stampa), riveste un grande interesse, perché a differenza di quanto fatto finora all’interno dei laboratori pubblici italiani, è stato effettuato un restauro completo su un manufatto giapponese, impiegando il protocollo di indagini scientifiche dei laboratori italiani applicato ad una metodica mutuata dalla tradizione giapponese.

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  • Turbine antologia, Stefano Arienti, Milano

    Il 5 giugno 2008 l’opera Turbine Antologia di Stefano Arienti - artista di fama internazionale nato ad Asola, nel Mantovano, nel 1961 - di proprietà delle Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano, è stata consegnata all’ISCR per un necessario intervento di restauro e la progettazione di un idoneo sistema conservativo ed espositivo.

    L’opera si presentava considerevolmente danneggiata nei suoi elementi costitutivi ed in tali condizioni  non poteva essere più esposta; era infatti conservata nei depositi del Museo del Novecento.

    L’intervento ha costituito una rara occasione di studio della singolare tecnica esecutiva, utilizzata dall’artista a partire dalla metà degli anni Ottanta.

    Il delicato restauro, eseguito presso il Laboratorio di restauro manufatti in carta e pergamena, è stato ultimato nel 2010  e le Turbine sono state riconsegnate al Museo proprietario.

     

    Un sentito ringraziamento va all’artista che, prima dell’inizio del restauro, ha trascorso una mattinata nel Laboratorio illustrandoci la sua tecnica esecutiva e riflettendo su alcuni aspetti metodologici del lavoro.

    Si ringraziano inoltre Giovanna Antonelli, restauratore libero professionista, per la fattiva e preziosa collaborazione all’intervento di restauro e Ivano Francavilla, dell’omonima ditta, per l’instancabile contributo nella progettazione e realizzazione dei sostegni e dei contenitori per la conservazione e l'esposizione dell’opera.

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