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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Prima bandiera dell'Arma dei Carabinieri

    La bandiera concessa alla Scuola Allievi Carabinieri dal re Umberto I nel 1894 è conservata, come reperto storico n.1, presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri a piazza Risorgimento a Roma.

    Il laboratorio di Restauro Tessili Iscr ha ricevuto la richiesta di restaurare la bandiera storica per permetterne l’esposizione in occasione della ricorrenza del 100esimo anniversario della battaglia del monte Pogdora (1915) in cui i Carabinieri Reali diedero l’assalto alle trincee austriache per aprire una via verso Gorizia. La mostra “I Carabinieri a Gorizia, 1915-2015” è stata allestita all'interno della Caserma "Cascino" del 13° Reggimento Carabinieri. Il 19 luglio 2015, alla presenza del Comandante Generale dell'Arma Tullio Del Sette, si è svolta il la cerimonia militare di commemorazione.

    La storica bandiera, estremamente degradata già a partire dagli anni ‘20, ma sempre orgogliosamente esposta nel museo con tutte le sue “ferite” (come attestano numerose fotografie d’epoca) è stata oggetto di un primo intervento conservativo in occasione della mostra. E' stata eseguita la pulitura di tutti gli elementi della bandiera, il consolidamento della seta degradata del drappo e del fiocco, rispettando tutte le tracce lasciate dalle battaglie ma anche dalle "cure" ricevute. La bandiera è stata presentata in mostra a Gorizia fissata su un grande supposto rigido che ha  permesso di accordare le esigenze conservative a quelle del trasporto, e permettere una prima esposizione "in sicurezza" a restauro ultimato (per le fasi essenziali) ma non definitivo per la presentazione finale.

    Per la collocazione ed esposizione definitiva nella teca nel Museo Storico di Piazza Risorgimento a Roma, si è invece realizzato un supporto flessibile di tessuto di poliestere al quale il drappo è fissato a cucito e che permette di mostrare la bandiera nel suo più “consueto” panneggio, nuovamente fissata all’asta.

     

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  • Bandiera del cacciatorpediniere Zeffiro, Roma

    La bandiera è conservata presso l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore delle Reali Tombe del Panteon, dove è pervenuta per donazione ed è indicata dal possessore come bandiera del Cacciatorpediniere Zeffiro.
    Il suo restauro è stato finalizzato a conservare questo “documento tessile” con scelte metodologiche che hanno rispettato l'opera nella sua storicità.

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  • Camice di Pio IX, Santa Maria Sopra Minerva, Roma

    In occasione della mostra “Antichi Telai. I tessuti d’arte del Patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno” svoltasi a Roma nel maggio 2009 è stato chiesto l’intervento del Laboratorio di restauro Manufatti Tessili su questo prezioso manufatto - un ampio camice in mussola e organza con finissimi ricami, conservato presso la Chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma nel Museo dei Paramenti Liturgici – che presentava una discreta condizione conservativa, tuttavia inadeguata all’esposizione in mostra.

    Il paramento liturgico fu realizzato per il Beato Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa dal 1846 al 1878. La sua biografia lo descrive come un difensore dei valori spirituali, in attività di missionario in Cile o come direttore del Collegio “S. Michele a Ripa”, a servizio dei giovani e degli anziani e di diverse “anime in pericolo”. Durante il suo pontificato promosse nuove forme di culto e di vita spirituale, come la devozione eucaristica, quella verso il Sacro Cuore e quella mariana; dette slancio all'attività missionaria in Asia e in Africa.

    Il camice viene generalmente definito come una “veste interiore” che ricopre l’intera figura del sacerdote. Oggetto di origine antichissima, confezionato in tessuti semplici in lino, canapa o cotone, ha avuto nel corso dei secoli evoluzioni nel taglio e nella forma. Il significato simbolico attribuito a questa veste fu da sempre la purezza, espressa dal colore bianco. Nel corso dei secoli, le zone dei polsi e l’orlo inferiore si arricchirono con decorazioni di merletti o ricami anche in filati d’oro. Questa usanza vide nel XVII e soprattutto nel XVIII secolo, diventare l’orlatura in merletto o in ricamo la parte prevalente della veste.

    Nelle maniche, i pizzi o i ricami sono sempre sovrapposti ad un tessuto del colore del rango ecclesiastico di chi lo indossa: per i sacerdoti neoconsacrati è l’azzurro, per i parroci il rosso vermiglio, per i vescovi il paonazzo, per i cardinali il porpora e per il Papa il bianco.

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  • Il Piviale di Pio XI, Guido Ravasi, Stato Città del Vaticano

    Questo grande manto fu realizzato da Guido Ravasi (1877-1946), industriale-artista, “inventore” di tessuti d’arte premiati nelle esposizioni internazionali di arti decorative degli anni Venti, per papa Pio XI (Achille Ambrogio Damiano Ratti), che lo indossò il 24 dicembre 1925 per la chiusura della Porta Santa, durante il Giubileo dello stesso anno. Era stato commissionato da un gruppo di famiglie milanesi e fu consegnato il 14 dicembre nelle mani del pontefice come dono per il giorno successivo, suo onomastico.

    Il prezioso piviale caudato è eccezionalmente stato prestato dalla Sacrestia della Cappella Sistina in occasione della mostra “Guido Ravasi. Il signore della Seta”, organizzata dalla Fondazione Ratti di Como nel 2008 ed è stato, per questa occasione sottoposto ad un intervento conservativo presso il Laboratorio di restauro dei Manufatti Tessili dell’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro che ha curato il particolare allestimento studiato per un’opera di siffatte dimensioni. Successivamente, sempre per concessione dell’Ufficio Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, il manto ha avuto una esposizione straordinaria presso il Museo Casa Natale Pio IX di Desio ed ancora  nella mostra “1929-2009 – Ottanta anni dello Stato della Città del Vaticano” tenutasi nel Braccio di Carlo Magno in Piazza San Pietro nel 2009.

    Il manto papale (mantum) o cappa pontificalis è una particolare veste liturgica, di prerogativa papale, che si distingue dal piviale per le maggiori dimensioni. Come quest’ultimo si aggancia sul petto mediante due ganci del formale su cui veniva appuntato il razionale. Caduto in disuso con la modificazione della liturgia, era indossato dal pontefice in occasioni particolari: seduto sulla sedia gestatoria egli ne risultava completamente avvolto, con i piedi che poggiavano sulla fodera, comunicando un’immagine di grande imponenza.

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