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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

    Il dipinto Alla stanga dell’artista trentino Giovanni Segantini (Arco, 1858 – Schafberg, 1899) è arrivato in Istituto il 7 gennaio 2013 ed è stato restituito alla Galleria nazionale d’arte moderna a fine ottobre. Il suo deve considerarsi un ritorno poiché l’opera, gravemente danneggiata da un atto vandalico nel giugno 1948, era stata ricoverata nella sede dell’allora Istituto Centrale del Restauro in piazza san Francesco di Paola e lì restaurata. A distanza di più di sessant’anni da questo intervento era necessario revisionarne e valutarne l’efficacia e intervenire sulle vecchie stuccature e sui ritocchi cromatici che nel tempo si erano alterati, rendendosi sgradevolmente visibili. Inoltre, l’ingiallimento della vernice superficiale comprometteva la leggibilità della cromia originale, soprattutto nella stretta porzione del cielo. Come sempre, attraverso il lavoro di un’équipe multidisciplinare, il restauro ha costituito l’occasione per conoscere meglio l’opera attraverso sia le indagini diagnostiche che l’osservazione ravvicinata. Nell’ambito dei fattivi rapporti di collaborazione che da anni intercorrono tra le due istituzioni, il lavoro è stato finanziato dalla Fondazione Paola Droghetti onlus grazie all’erogazione di due borse a due giovani restauratrici diplomate presso la Scuola dell’ISCR, Caroline Dupré e Francesca Secchi.
    Grazie alla stessa Fondazione è stato anche pubblicato il volume Luce d’autunno. Alla stanga di Giovanni Segantini. Un restauro, a cura di Laura D’Agostino e Stefania Frezzotti (Gangemi Editore, Roma 2013).

    Col gruppo di lavoro ISCR, hanno collaborato:
    Stefania Frezzotti, curatore delle Collezioni del XIX secolo della Galleria nazionale d’arte moderna;
    M. Letizia Profiri e Paola Carnazza, restauratori dello stesso museo.

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  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

    Il Laboratorio dipinti e materiali contemporanei dell’ Istituto Superiore Conservazione e Restauro ha fatto oggetto di studio e restauro un’opera realizzata da Sergio Lombardo negli anni 90, composta da 8 tele dal titolo: Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori. Le tele sono state danneggiate da una percolazione d’acqua nei depositi del museo proprietario. Il lavoro oggetto dell’attività didattica si è realizzato  negli a.a. 2006/7 e 2007/8 con 11  allievi restauratori del IV anno di corso di formazione del settore dipinti (Laura Conti,   Francesca Graziosi,  Laura Tocci, Luca Vollono, Giuseppe Agulli, Alessandra Ferlito, Giorgia Pinto, Maddalena Santoro, Francesca Cencia, Federica Cerasi, Mauro Stallone) e con i  restauratori di settore. Il completamento del lavoro è stato infine affidato, dopo il loro diploma, agli ex allievi dell’a.a.2008. Il lavoro è stato seguito all'ingresso anche da Maria Grazia Castellano e M.Pia Nugari.
    L’artista invitato prima e dopo il restauro ha fornito dati precisi sulla tecnica ed ha apprezzato il lavoro di recupero dell’opera.
     

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  • Senza Titolo, Domenico Bianchi, MACRO

    L’opera Senza Titolo di Domenico Bianchi è stata realizzata nel 2005 con applicazioni di cera e lamina metallica al di sopra di un supporto in Aerolam. Essa è giunta nel laboratorio di restauro dei Materiali dell’Arte Contemporanea a seguito di un danneggiamento dovuto al prolungato percolamento di acqua di condensa prodotta dall’impianto di condizionamento del deposito del MACRO, in cui era conservata.

    L'opera presentava aspetti tecnici e conservativi di grande interesse per l’attività di ricerca e formazione di questo Istituto: è stata pertanto oggetto di studio e di un delicato intervento di restauro che ha visto la partecipazione degli allievi del modulo sul restauro dell’arte contemporanea dell’anno accademico 2008/2009.

    Durante l’intervento, gli incontri con l’artista e la visita al suo studio sono risultati estremamente utili per chiarire alcuni aspetti meno evidenti della realizzazione dell’opera e per avviare un confronto sulla valutazione dello stato di conservazione.

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  • La fondazione di Roma, Gerardo Dottori, Perugia

    La Luce dell’antica madre di Palazzo della Penna a Perugia, nota anche come La fondazione di Roma, costituisce il bozzetto preparatorio realizzato da Gerardo Dottori in vista della monumentale composizione dello stesso soggetto eseguita nell’Aula Magna dell'Università degli Stranieri nel 1937. Essa presenta pertanto l’immediatezza e il carattere provvisorio di un’opera che nasce per finalità di studio e non mira a una autonoma completezza estetica. Va comunque precisato che, se alcuni particolari sono trattati dall’autore in maniera sommaria, la tecnica pittorica risulta quanto mai interessante in relazione all’opera definitiva della quale costituisce un diretto precedente.
    Analogamente al dipinto di Dino Predonzani, eseguito negli stessi anni e anch’esso oggetto di restauro da parte del Laboratorio di Restauro dei Materiali dell’Arte Contemporanea, l’opera di Dottori si presenta come un affresco realizzato su un pannello industriale mutuato dal settore dell’edilizia. Anche in questo caso, quindi l’opera documenta la fase di grande sperimentazione propria del periodo fascista in cui, la ripresa della tradizione pittorica dell’affresco si sposa con l’impiego di materiali nuovi, di origine industriale, che spesso si riveleranno poco adatti a scopi artistici.
    L’intervento di restauro sull’opera di Dottori ha pertanto consentito di approfondire un particolare aspetto della tecnica esecutiva dell’artista e le particolari problematiche conservative ad essa connesse.

     

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