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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Baia Sommersa, Villa con ingresso a protiro, Mosaico con decorazione a pelte

    La pavimentazione musiva decorava un ambiente rettangolare (4,77 metri x 5,55 metri) posto nella zona N-O della “Villa con ingresso a protiro”. Nel ottobre del 2012 è stata intrapresa dall’Istituto un intervento conservativo per rimediare al precario stato di conservazione del mosaico pavimentale.

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  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

    A 130 metri a sud-est di Punta dell’Epitaffio, a circa 5 metri di profondità, è situato un grande complesso residenziale. Il rinvenimento di una fistula aquaria, in giacitura originaria, nell’angolo meridionale del cortile della villa, nella quale si legge l’indicazione del nome del proprietario Lucio Calpurnio Pisone, ha permesso di identificare il complesso, come la Villa dei Pisoni. I Pisoni erano una potente famiglia romana della prima età imperiale le cui proprietà vennero confiscate nel 65 d.C., molto probabilmente in seguito al fallimento della congiura contro l’imperatore Nerone. Un’ulteriore prova che conferma l’appartenenza della villa di Baia alla famiglia dei Pisoni, viene dalle fonti classiche. In particolare risulta di notevole interesse un passo di Tacito (Ann., XV, 59); lo storico vi narra della congiura antineroniana del 65 d.C. e ricorda i nomi dei vari congiurati guidati da Gaio Calpurnio Pisone ma, soprattutto, il luogo ove essa venne organizzata, ossia nella villa di Gaio apud Baias. Il complesso residenziale che comprendeva la lussuosa villa era protetto dalla forza del mare e dei venti con una barriera artificiale, composta da venticinque piloni (pilae) in opera reticolata (grazie a questo ritrovamento si è potuto accertare che il mare aperto di età romana era a circa 370 metri dall’attuale linea costiera). La villa, passata in seguito al demanio imperiale, subì significative trasformazioni in età adrianea (117-138 d.C.). A questo periodo risale il grande cortile centrale a pianta rettangolare (circa m 100x60), che presenta su ogni lato porticati riccamente decorati, alcuni con nicchie curvilinee inquadrate da semicolonne in laterizio (una delle quali, la N.13 del percorso di visita, è stata oggetto di un rilevante intervento svolto durante la campagna di restauro del 2004), unite fra loro con un muro di cinta in opera mista. Una pavimentazione a mosaico composta da tessere bianche, decorava uno degli ambienti facenti parte di un complesso a ridosso del muro del limite SO del viridarium della villa. Il quartiere marittimo della villa è situato a sud del cortile ed era dotato di due approdi con moli, di cisterne per la raccolta dell’acqua e di peschiere, probabilmente pertinenti alla prima fase dell’edificio (fine I secolo a.C./inizi I secolo d.C.).

    Il mosaico, di dimensioni 3,5 x 6 metri composto da tessere bianche, decorava uno degli ambienti facenti parte di un complesso a ridosso del muro del limite SO del viridarium della Villa dei Pisoni. Tale complesso edilizio è identificato come terme in una carta archeologica pubblicata nel 1997 (Scognamiglio, 1997, Tav. II, p. 40). Considerata la sua frammentarietà e la scarsa leggibilità delle strutture in elevato, poco si può dire di più circa l’uso effettivo dell’ambiente che il mosaico decorava.

    Una serie di restauri e interventi di manutenzione hanno interessato il mosaico durante le campagne eseguite dall’ISCR, nell’ambito del progetto Restaurare sott’acqua.

    Durante il primo intervento, svolto nel 2004, è stato effettuato un importante consolidamento strutturale del pavimento, risarcendo il vuoto sotto gli strati preparatori del lato N; infine il mosaico è stato coperto con geotessuto. Nel corso della campagna del 2005 è stato eseguito un intervento di manutenzione ordinaria del restauro 2004. Al mosaico si è tornati durante la campagna del 2008, quando è stato sostituito il geotessuto utilizzato per la sua protezione. Nel 2009 è stato sostituito nuovamente il geotessuto, asportato da forti mareggiate, con copertura, appositamente progettata, in geotessuto imbottito applicato “a testuggine”. Nella campagna del 2010 si è potuta verificare la consistenza e il buono stato di conservazione e di adesione al substrato originale della malta utilizzata nell’anno precedente per l’intervento di integrazione delle stuccature perimetrali di contenimento. Nel 2011 sono stati compiuti localizzati risarcimenti della malta perimetrale con sostituzione di quella vecchia e sono state pulite le superfici trovate libere dalla copertura. Infine è stata sostituita la vecchia copertura con una nuova realizzata con geotessuto appesantito da sacchi in nylon telato riempito con ghiaino; quindi, è stata tagliata una piccola porzione del rivestimento così da ricavare una sorta di “finestra” per consentire la visione del pavimento durante le visite subacquee. In questo settore il mosaico è protetto solo dalla sabbia del fondale.

    I lavori di restauro dal 2004 al 2010 sono stati diretti da Roberto Petriaggi

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  • Baia sommersa, Villa con ingresso a protiro. Ambiente pavimentato con mosaico bianco

    A sud-ovest della Villa dei Pisoni, lungo una strada ora insabbiata, sono stati individuati ambienti termali; sul lato opposto una schiera di negozi ed una villa privata, che si estende per circa 120 metri sul fronte stradale, denominata convenzionalmente “Villa con ingresso a protiro”. Si tratta di una delle numerose villae maritimae che si trovavano lungo le sponde del lacus baianus. La villa è composta da due aree ben delineate, una termale ed una residenziale, separate da un bacino rettangolare in comunicazione con il mare ed ornato da statue, una delle quali (del tipo dell'Afrodite dei Giardini di Alcamene, oggi conservata nel museo dei Campi Flegrei) è stata recuperata alla fine degli anni '90 del novecento. L'ingresso a protiro era inquadrato da una coppia di colonne e da due lunghi sedili in muratura; oltrepassato il vestibolo (sul quale si affacciava l'ambiente dell'ostiarius o portinaio), si giungeva nell'atrio che aveva pareti rivestite di marmo, in modo simile agli ambienti adiacenti che, in diversi casi, presentavano una pavimentazione in mosaico. In particolare, un mosaico pavimentale composto da tessere bianche (ambiente 14) e un mosaico a tessere bianche e nere ornato da motivi geometrici (esagoni e pseudo emblema con cerchi e pelte). A sud dell'atrio si apre una grande aula absidata (l'emiciclo sul fondo è ampio ben 10,37 m.), che probabilmente non era prevista nel progetto iniziale, simile, anche per il ricco rivestimento in grandi lastre marmoree, alle aule tardo-imperiali delle ricche domus di Ostia.

    Nell’ambiente “14" presso la Villa con ingresso a protiro è situato un pavimento a mosaico che misura 2,50 x 4,50 m circa ed è realizzato con tessere bianche. L’ambiente, la cui ampiezza non è possibile definire perché in parte crollato, è circoscritto da murature in opera reticolata.

    Dato l’interesse che presentava l’area dove esso si trova e le sue condizioni precarie, il mosaico è stato oggetto di un primo intervento di restauro, eseguito dall’ISCR nel 2003 nell’ambito del progetto Restaurare sott’acqua. Nel corso dei lavori sono stati sperimentati strumenti e metodologie di intervento per la conservazione e la protezione in situ, quindi è stato realizzato il restauro, il consolidamento strutturale, e infine la copertura con geotessuto bianco.

    Durante la seconda campagna, che ha avuto luogo nel 2004, è stata effettuata la manutenzione ordinaria degli interventi di restauro del 2003 e quindi il mosaico è stato nuovamente coperto con telo in geotessuto bianco. Nel 2005 è stata eseguita un’operazione di controllo, durante la quale sono state verificate le buone condizioni di conservazione del mosaico e quindi non è stato ritenuto necessario intervenire. Durante la campagna del 2011 sono stati compiuti localizzati risarcimenti della malta perimetrale non più aderente agli strati preparatori, e sono state pulite le superfici trovate libere dalla copertura. Infine è stata sostituito il telo di geotessuto con uno nuovo in cui è stata tagliata una apertura di forma quadrata , una sorta di “finestra” per consentire la visione del pavimento durante le visite subacquee. Nella campagna del 2012 è stata rimossa completamente la vecchia malta sul cordolo perimetrale lungo il lato N, ormai danneggiata, e sostituita con una nuova appositamente pigmentata per garantire la minima interferenza cromatica.

    Il lavori di restauro svolti dall’anno 2003 e fino all’anno 2010, sono stati effettuati sotto la direzione di Roberto Petriaggi.

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  • Il mosaico pavimentale di Dioniso, Colonia

    Il mosaico pavimentale di Dioniso conservato nel Roemisch-Germanisches Museum  di Colonia, è stato oggetto di un intervento di restauro eseguito dal Dipartimento di Conservazione e Restauro della FH Erfurt  concluso nel luglio 2008 con la partecipazione del Laboratorio mosaici e stucchi dell’ISCR. Si è trattato di una rinnovata collaborazione tra il nostro Istituto ed il Museo di Colonia, che nel 1959 aveva già visto operare sullo stesso manufatto maestranze locali e il personale dell’ICR (Stefano Locati restauratore, Licia Vlad Borelli direzione lavori) con il coordinamento di Cesare Brandi che seguì direttamente le diverse fasi di intervento.

    La scoperta del mosaico avvenne fortuitamente nel 1941 durante gli scavi per la costruzione di un rifugio antiaereo nelle adiacenze del Duomo di Colonia, ma la gravità degli eventi storici impedì di procedere compiutamente alla sua conservazione. Al termine del conflitto bellico si poté riscontrare l’avanzato stato di degrado in cui versava l’opera e furono realizzati alcuni interventi. Il perdurare delle cause di degrado ed il  cattivo stato di conservazione del manufatto indussero le autorità competenti tedesche a chiedere nel 1958 la consulenza all’Istituto Centrale del Restauro al quale fu successivamente affidata l’esecuzione del restauro. L’intervento consistette nella rimozione del mosaico mediante strappo a rullo, nella realizzazione di un nuovo supporto e nella successiva ricollocazione in situ dopo la costruzione di una intercapedine che consentisse l’areazione al di sotto del pavimento musivo.

    Nel gennaio 2007 l'uragano Kyrill che investì parte della Germania, provocò la caduta di due pesanti lastre delle vetrate del Museo che danneggiarono il mosaico in alcune parti. In seguito ai danni subiti il prof. dr. H. Hellenkemper, Direttore del Roemisch-Germanisches Museum, inviò alla Direzione dell’ISCR la richiesta di consulenza per la valutazione dello stato di conservazione del mosaico. In seguito fu deciso l’intervento di restauro, da effettuare in attività didattica in collaborazione con il Dipartimento di Conservazione e Restauro della FH Erfurt.

    L’intervento iniziato dagli studenti dall’Università di Erfurt guidati dai professori Christoph Merzenich e Sebastian Strobl, proseguì nel luglio 2008 con la partecipazione degli allievi del 59°corso dell’ISCR (Maria Rosaria Basileo, Raffaella Guarino, Fabiana Moro, Walter Palma, Angelica Pujia, Federica Valente), coordinati dai restauratori del Laboratorio mosaici e stucchi.

    Il lavoro in cantiere ha rappresentato l’occasione sia per un proficuo confronto di esperienze tra i gli studenti  dell’ISCR e quelli dell’Università di Erfurt sia per approfondire alcune tematiche sulla conservazione dei mosaici che anno avuto come risultato la tesi di fine corso delle allieve Fabiana Moro, Angelica Puja dal titolo ‘Le malte di intervento nei mosaici : il mosaico di Dioniso a Colonia, la scelta delle malte e la loro influenza sulla leggibilità dell'opera

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