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Tornano in Emilia due opere di San Felice sul Panaro

Data: 20/05/2017

Riconsegnati al Centro di Raccolta di Sassuolo due dipinti provenienti dal comune modenese prossimo all’epicentro del sisma che ha colpito l’Emilia a partire dal 20 maggio del 2012

Le opere (due grandi pale d’altare dedicate rispettivamente a San Sebastiano e a Santa Caterina e provenienti da due diverse chiese di San Felice danneggiate non ancora ricostruite) sono state oggetto di un delicato e laborioso intervento presso il Laboratorio di restauro dei dipinti su tela dell’ISCR, dopo le prime operazioni di pronto intervento, eseguite sempre dai tecnici ISCR e dagli allievi SAF presso il Centro di Raccolta di Sassuolo.

Nell’attuale periodo di grande impegno per la messa in sicurezza del patrimonio danneggiato dal terremoto dello scorso anno, annunciare il completamento del restauro e il “ritorno a casa” di opere d’arte coinvolte in eventi sismici, non può che rafforzare il convincimento della rinascita del patrimonio danneggiato.

Le opere “risanate” sono due grandi dipinti su tela, diversi tra loro per datazione, tipologia e gravità dei danni ma accomunati dal destino di essere stati coinvolti dagli eventi sismici di cinque anni fa.

Il San Sebastiano con i Santi Felice e Girolamo, proveniente dalla chiesa di San Giuseppe (detta anche “del Mulino”), e lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con i Santi Antonio Abate e Lucia, che era collocato nella chiesa parrocchiale di San Felice, avevano subito i danni tipici dei dipinti su tela travolti dal crollo delle murature: rottura del telaio e della cornice, lacerazioni e deformazioni della tela, perdita di porzioni della pellicola pittorica. Non tutti i danni sono riconducibili all’azione meccanica del terremoto, alcune dipendono dalle successive avverse situazioni, come l’attacco di colonie fungine che ha colpito il San Sebastiano, dovuto alla permanenza della tela sotto le macerie, in condizioni di umidità relativa sfavorevoli.

Nel settembre del 2012 la squadra ISCR composta da restauratori-docenti e da allievi SAF, nel corso del cantiere didattico estivo, ha avviato le prime attività di pronto intervento presso il Palazzo Ducale di Sassuolo dove era stato allestito il Centro di Raccolta delle opere danneggiate provenienti dal cratere emiliano.

Le operazioni di emergenza preliminari al restauro vero e proprio sono state la rimozione del telaio, la pulitura da materiali estranei, la rimozione della tele ausiliarie e la fermatura delle lacerazioni. In previsione della movimentazione per il trasporto a Roma all’ISCR, la Santa Caterina è stata velinata su tutta la superficie (ovvero protetta da uno strato della sottile e semi-trasparente carta giapponese) mentre per il San Sebastiano, fortemente deformato, si è dovuto procedere ad un primo spianamento per mezzo di una combinazione di umidità e pressione, con velinature parziali solo in corrispondenza delle lacerazioni.

Le due tele hanno fatto il loro ingresso nell’aprile del 2013 all’ISCR dove sono state inserite nel programma didattico del Percorso Formativo Professionalizzante PFP 2 (Materiali dipinti di supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno.  Arredi e strutture lignee. Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti) della Scuola di Alta Formazione e Studio dell’ISCR. L’intervento in entrambi i casi ha compreso il consolidamento della pellicola pittorica, la pulitura, la rimozione delle vecchie stuccature e ritocchi, l’esecuzione di nuove stuccature e la rintegrazione pittorica.

Le diverse condizioni dei due dipinti hanno determinato scelte diverse tra loro per quanto riguarda la foderatura. Nel caso della Santa Caterina, dalla superficie relativamente elastica e con buona planarità, si è optato per una nuova foderatura fatta aderire con tavolo a caldo e a bassa pressione dopo aver applicato a pannello sul retro del supporto un adesivo di sintesi. Il dipinto è stato poi montato su di un telaio a espansione, che potrà assecondare i minimi movimenti della tela al variare della temperatura e umidità.

Per il San Sebastiano si è optato per una foderatura con due tele ausiliarie impiegando l’adesivo tradizionale “colla pasta” (composta di farina, acqua, “colletta” e trementina veneta). La scelta è stata dettata dall’esigenza di conferire maggiore stabilità al dipinto: un adesivo sintetico non sarebbe riuscito a contenere le precedenti deformazioni per la sua maggiore elasticità. In questo caso si è adottato un telaio ad espansione manuale.

Una scelta particolarmente ponderata è stata quella che ha riguardato le integrazioni degli elementi perduti ma di particolare rilevanza visiva.  Un principio consolidato del restauro pittorico moderno impone di integrare - e in modo reversibile e riconoscibile – solo ciò che è possibile ricostruire senza “invenzioni”, solo completando ciò che è “ovvio”. Ma che decisione prendere se l’elemento mancante è un occhio di un personaggio di primo piano (il San Felice a sinistra dal San Sebastiano) o uno degli occhi mostrati nel piattello da Santa Lucia (nella Santa Caterina)?

Il dilemma è stato al centro dell’intervento di Gisella Capponi e Francesca Capanna presentato al Salone del Restauro di Ferrara il 29 marzo 2014 nell’ambito del convegno Mettere in sicurezza. Il dibattito con rappresentanti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e degli organi MiBACT dell’Emilia Romagna ha messo in risalto la funzione devozionale delle opere e il loro forte legame identitario con la popolazione locale. Facendo ricorso ad una foto d’archivio precedente al sisma nel primo caso e all’esempio dell’occhio speculare e integro nel secondo, e tenendo conto dello status speciale delle opere, è stata accettata la possibilità di una “ricostruzione”.

Vedi anche dal sito del Salone del Restauro di Ferrara

http://www.salonedelrestauro.com/it/convegni.php?id=22&edizione=5

Una convenzione siglata dall’ISCR e dalla Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici di Sapienza Università di Roma nel 2013 ha consentito a due specializzandi della Scuola di affiancare il cantiere di restauro con lo studio delle opere e dei loro autori.

Valerio Mazzoleni ha dedicato la sua ricerca a San Sebastiano con i Santi Felice e Girolamo, ricostruendo le vicende e gli spostamenti del quadro e portando nuova luce sulla figura di Felice Ricci detto il Brusasorci (1549 ca – 1605), stimato da Vasari “più che ragionevole pittore”, nato a Verona da padre toscano (anch’egli pittore) e che nel suo linguaggio pittorico riuscì a contemperare l’impronta toscana con il colorismo veneto.

Stefania Bevilacqua si è misurata invece con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con i Santi Antonio Abate e Lucia, assegnato in uno studio recente (2014) a Giuseppe Lamberti, pittore ferrarese che l’avrebbe eseguito alla fine del Seicento.

Le opere hanno lasciato il laboratorio dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro il 18 maggio per essere accolte nel Centro di Raccolta di Sassuolo (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara) il giorno successivo.

Si tratta di una collocazione temporanea in attesa che si renda disponibile la collocazione nelle chiese in ricostruzione di San Felice. L’unico edificio che assolve attualmente alle funzioni del culto è una struttura lignea non adatta ad accogliere i due dipinti, soprattutto perché non in grado di garantire le condizioni climatiche e di sicurezza necessarie ad una buona conservazione delle due opere.

Il Centro di Raccolta di Sassuolo è nato nell’ambito del MiBACT grazie agli sforzi congiunti della Direzione Regionale BCP e delle Soprintendenze competenti (che si sono avvalse della consulenza tecnica e del supporto dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma e dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, organi anch’essi del MiBACT e tra i principali istituti di restauro nazionali) per evitare la dispersione dei beni artistici che, danneggiati o meno, dovevano essere rimossi dagli edifici colpiti, provvedere al censimento e intervenire per la messa in sicurezza in attesa del restauro vero e proprio. Il Palazzo Ducale di Sassuolo, dotato di ampi spazi, fuori dal cratere del sisma ma vicino ai luoghi terremotati ha rappresentato il deposito ideale. La sua attività ha avuto inizio subito dopo i primi recuperi del 25/26 maggio 2016 (cinque giorni dopo la prima scossa). 

Schede delle opere

San Sebastiano con i Santi Felice e Girolamo (1590 ca.)
attributo a Felice Ricci detto il Brusasorci (1540 ca. – 1605)
olio su tela, 207 x 122
proveniente dalla chiesa di San Giuseppe (detta anche “del Mulino”) a San Felice sul Panaro (MO)
precedente restauro: 1986 (Carlo Barbieri)

Gruppo di lavoro ISCR
Coordinatore restauro Francesca Capanna
Allievi SAF 62° corso PFP2: Marta Sorrentino, Rita Speziale, Alice Tognoni
Intervento completato dalla ditta esterna della restauratrice Federica Cerasi

Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con i santi Antonio Abate e Lucia (fine 17° sec.)
attribuito a Giuseppe Lamberti (Ferrara, fine 17° - inizio 18°)
olio su tela, 266 x 203,5
proveniente dalla chiesa parrocchiale di San Felice vescovo e martire, San Felice sul Panaro (MO)

Gruppo di lavoro ISCR
Coordinatore restauro Carla Zaccheo
Allievi SAF 62° corso PFP2:  Francesco Lia, Stefania Montorsi, Claudia Ranieri

Nella fotina in homepage: svelinatura sul recto del dipinto San Sebastiano con i Santi Felice e Girolamo
Nella foto in alto in questa pagina: gli occhi di Santa Lucia al termine del restauro; si può notare l’integrazione “a tratteggio” della lacuna dell’occhio destro
Nella foto accanto al testo: la chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro che ospitava il dipinto
Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con i Santi Antonio Abate e Lucia, in una cartolina d'epoca