• home
  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Anfora in vetro da Montecilfone, Campobasso

    Nel giugno del 2015 è stato portato nel laboratorio “Ceramiche, Vetri e Smalti” un reperto in vetro frammentario proveniente da una sepoltura femminile nella località Montecilfone (CB) in Molise. Si trattava di un’anfora in vetro dal colore poco leggibile perché scurito per effetti dell’interramento, estremamente frammentata, che al suo arrivo era ancora nel blocco di terra con il quale era stata recuperata dallo scavo. Il pessimo stato di conservazione del manufatto rendeva l'intervento di restauro delicato e difficile.

    Con il presente contributo si intende illustrare questo tipo di intervento.

    Prima dell’ intervento di restauro la forma del vaso era poco comprensibile e classificata come “probabile brocca”. Solo nel corso del restauro si è potuto accertare che si tratta di un' anfora in vetro leggermente verdognolo, alta circa 21cm.  Ha un corpo globulare fino alla spalla, a partire dalla quale si assiste ad un cambiamento del profilo. Dalla spalla si innestano due anse verticali a nastro con nervature centrali, che finiscono sul collo cilindrico. Questo si allarga poi a imbuto e termina in un labbro ripiegato, decorato esternamente con dei filamenti in vetro applicato.
    Lo spessore del vetro è molto disomogeneo e varia da molto sottile (meno di un millimetro sul ventre) a molto grosso (per esempio lo spessore delle anse, di ben 5 mm). Il manufatto è ottenuto per soffiatura a bocca, con successiva applicazione del piede ad anello e delle due anse.
    Si tratta di un tipico oggetto della produzione del vetro romana del III. sec. d.C., datazione confermata anche dagli altri reperti rinvenuti nella tomba.

     

     

     

    ...

  • Il paliotto di San Domenico, Museo dell'Opera del Duomo, Orvieto

    Il restauro del paliotto in cuoio dorato e dipinto detto “di San Domenico”, giunto a conclusione presso il Laboratorio manufatti in cuoio dell’ISCR, è stato effettuato nell’ambito dei progetti conservativi che l’Istituto da tempo conduce insieme con il l’Opera del Duomo di Orvieto e la Soprintendenza dell’Umbria. Lo studio del paliotto, in vista del completamento del suo restauro, è stato inoltre oggetto di una tesi di diploma presso la Scuola di Alta Formazione dell' Istituto, nel corso della quale è stata affrontata una sperimentazione sugli adesivi che ha condotto ad un’utile individuazione di materiali e metodologie per il restauro dei manufatti in cuoio. 

    Il paliotto (97x214cm), si compone di più teli in cuoio cuciti tra loro, dorati, impressi a rilievo con matrici lignee e dipinti ad olio con pigmenti e lacche. È caratterizzato da una decorazione con volute di foglie d’acanto e inserti floreali che corre lungo il fregio e le due quinte laterali.

    I motivi floreali dello sfondo si ripetono in senso orizzontale, con un ritmo alterno in cui ad un fiore grande segue un fiore piccolo. Il fondo su cui si staglia la decorazione floreale è trattato anch’esso a rilievo, presentando una texture che ricorda la vibrazione luminosa dei parati a broccature d’oro.

    Nella parte centrale compare l’immagine, inscritta in un clipeo, di San Domenico di Guzmàn, fondatore dell’omonimo ordine di frati predicatori, rappresentato con la tunica bianca e il mantello nero.

     

    Si ringraziano tutti coloro che hanno partecipato a diverso titolo a questo restauro, in primo luogo Mara Nimmo, che lo ha seguito e diretto nei primi anni, e Lidia Rissotto. Un grazie inoltre a Manuela Andreano, che ha dedicato all'argomento la tesi di diploma, e a Paola Biocca che ha collaborato all'esecuzione delle indagini scientifiche. Infine un ringraziamento particolare a Sara Iafrate, che oltre ad avere condiviso il lavoro di tesi con Manuela Andreano ha partecipato in maniera sostanziale al restauro.

    ...

  • Il parato in cuoio della Zambra del Misello nel Vittoriale degli Italiani

    La progettazione degli arredi in cuoio della Zambra del Misello, o Stanza del Lebbroso, nel Vittoriale degli Italiani, viene commissionata da Gabriele D’Annunzio al pittore veneziano Guido Cadorin nel 1924, assieme alla realizzazione della complessa iconografia delle vetrate e dei rivestimenti lignei delle pareti e del soffitto. La scelta del cuoio per rivestire le pareti della stanza, voluta dallo stesso D’Annunzio, introduce un elemento di arredo ormai desueto nel XX secolo, ma che tra il XVI e gli inizi del XVIII secolo era stato di gran moda e di uso comune nelle dimore gentilizie europee di città e di campagna.

    Le evidenti condizioni di accentuato degrado del parato, affetto da estese lacerazioni e da significative alterazioni cromatiche localizzate, hanno indotto la Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” a interpellare, con la richiesta di un progetto conservativo, il Laboratorio manufatti in cuoio dell’ISCR. Tale richiesta ha offerto l’occasione per uno studio interdisciplinare di un parato in cuoio di età contemporanea. Uno dei teli del parato è stato smontato e trasferito presso il Laboratorio, per mettere a punto una metodologia d’intervento che possa servire da filo conduttore nel successivo restauro di tutti gli elementi che lo compongono.  In ISCR un team interdisciplinare ha affrontato lo studio del manufatto per identificarne i materiali costitutivi, le tecniche di concia, le modalità di realizzazione e montaggio e le dinamiche del degrado, al fine di una comprensione dello stato di conservazione del manufatto e di una corretta progettazione dell’intervento di restauro.

    Si desidera ringraziare Franca Peluchetti della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” per la preziosa collaborazione.

    ...

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

    Il dipinto raffigurante la Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo proviene dalla Chiesa di Sant’Agostino a Gallese, antico centro in provincia di Viterbo. L’edificio, il cui nucleo originario risale al IX secolo, ha subito numerosi rifacimenti che ne hanno profondamente modificato l’impianto originario. Al suo interno, tuttavia, è ancora visibile parte del prezioso ciclo decorato ad affresco, oggi fortemente rimaneggiato, raffigurante scene cristologiche e figure di santi attribuibili alla scuola di Antonio Del Massaro da Viterbo, detto il Pastura. Nella controfacciata, il dipinto con San Sebastiano tra i Santi Famiano e Antonio Abate reca un’iscrizione con la data 1520, alla quale si possono presumibilmente ricondurre gli altri affreschi presenti nella chiesa e, per le affinità stilistiche, anche l’affresco strappato. Confronti convincenti si rilevano, infatti, nei volti delle figure e simile è l’impianto costruttivo con l’archeggiatura leggermente strombata, decorata con formelle a rosoni all’interno della quale è inserito il gruppo della Pietà.

    L’affresco era originariamente collocato nella sagrestia della chiesa, che, separata nel tempo dal resto dell’edificio con una tramezzatura, fu adibita ad abitazione e venduta arbitrariamente dall’Ente Comunale di Assistenza di Gallese, proprietario dell’intero edificio chiesastico, ad un privato.

    Nel 1964, a seguito di una compravendita dell’ex sagrestia, il nuovo proprietario commissionò lo strappo dell’affresco al restauratore Oddo Verdinelli; la cattiva riuscita dell’operazione rese necessario eseguire un secondo strappo. Con l’intervento della Magistratura e della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, l’opera venne posta sotto sequestro, vincolata in base alla vigente legge di tutela e affidata in custodia giudiziaria all’Istituto Centrale del Restauro dove è rimasta fino alla riconsegna al Comune di Gallese il 9 aprile 2016. 

    La scheda qui riportate dà conto del restauro è stato eseguito tra il 2013 e il 2015 presso il Laboratorio Dipinti murali dell’ISCR.

    Dati di riferimento

    Autore: Scuola di Antonio del Massaro da Viterbo, detto Il Pastura
    Soggetto: Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo
    Tecnica di esecuzione: affresco
    Data di esecuzione: 1520 ca.
    Dimensioni di entrambi gli strappi dopo il montaggio sul supporto: cm 235 x 200
    Provenienza: Chiesa di Sant’Agostino, Gallese (VT)

    Gruppo di lavoro

    Direttore dei lavori:  Marica Mercalli
    Direttore tecnico: Emanuela Ozino Caligaris
    Restauratori: Maria Maddalena Santoro e Mauro Stallone

    Hanno inoltre partecipato all’intervento sul secondo strappo le allieve della Scuola del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale nell’ambito di un cantiere didattico nel settembre del 2011.

    ...