• home
  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

    Il restauro di una doppia tibia romana ci ha offerto l’occasione di studiare approfonditamente gli aspetti tecnologici di tale strumento musicale.
    Le tibiae romane discendono dagli auloi greci che si compongono di due tubi divergenti costituiti da una canna, perforata da un certo numero di fori e da un’ancia. L’auleta li suonava contemporaneamente, ognuno con una mano e per questa ragione si parla di auloi al plurale o tibiae. Le tibiae erano spesso a canna cilindrica e realizzate in osso od avorio. Il suono era prodotto dalla vibrazione dell’ancia indotta dal soffio del suonatore. I suonatori di auloi e tibiae adottavano una fascia (phorbeia) per trattenere i due strumenti alle labbra; essi si ricongiungevano solo nella bocca. Il suonatore impugnava in ogni mano una canna con il pollice sul lato inferiore. Nella Grecia antica gli auloi avevano da tre a cinque fori, numero che è aumentato successivamente durante il periodo romano.
    Inizialmente l’aulòs era intagliato nella specie vegetale harundo donax  (canna). Più tardi questa materia fu abbandonata per avorio o osso, legni preziosi, o metallo. Il termine romano “tibiae” deriva probabilmente dal materiale con cui lo strumento era prevalentemente costruito (tibie di animale).

    Il lavoro di restauro si è svolto sotto la direzione di Roberto Petriaggi. Si ringraziano inoltre Barbara Davidde, Giorgio Tavlaridis, Giovanni Tardino e Orlando d’Achille per i loro suggerimenti e la cortese collaborazione.

     

    ...

  • Le vetrate della cappella della Maddalena, Assisi

    A partire dalla metà degli anni ’80 del Novecento l’ISCR ha inserito tra le sue linee di ricerca il problema di applicare al restauro delle vetrate il metodo critico e scientifico basato sulla Teoria del restauro di Brandi, obiettivo non facile se si considera che la vetrata ha un aspetto funzionale e partecipa dell’architettura con un ruolo da protagonista nel graduare e colorare la luce che la attraversa nelle diverse ore del giorno e nelle diverse condizioni stagionali.
    La possibilità di disporre di impalcature in occasione dei restauri ai dipinti, i cui primi cantieri risalgono al 1942, ha consentito all’ISCR di effettuare, a partire dai primi anni ’90, diverse campagne di controllo delle vetrate in situ, mentre parallelamente veniva inventariato e schedato tutto il materiale vetrario dei magazzini, parte del quale restaurato. Questo lavoro ha consentito di raccogliere una notevole messe di dati tecnici e scientifici utile a far luce sulle vicende conservative di tutto il corredo vetrario della Basilica.
    Nel 2007, per motivi conservativi e didattici, è stato eseguito un intervento pilota su una luce della quadrifora della cappella della Maddalena nella Basilica Inferiore sotto la direzione di Giuseppe Basile con la partecipazione di Marina Angelini, Giulia Barella, Manuela Moraldi e degli studenti del  58° e 59° del PFP4.
    Con fondi del Ministero per i Beni e le Attività culturali del 2011 è stato possibile finanziare il completamento del restauro delle altre tre luci della finestra. I diciotto pannelli sono stati rimossi dalla loro sede e trasferiti presso il laboratorio della cooperativa CBC a Roma, dove è stato eseguito il loro restauro.  Al termine, in concomitanza con il rimontaggio dei pannelli nella quadrifora, è stato possibile intervenire sull’intera decorazione vetraria soprastante, costituita dal rosone e dalle residue decorazioni di tondi e spicchi che lo circondano. Il completamento del restauro è stato eseguito in situ senza smontare i singoli pannelli dalla struttura architettonica.
    Il lavoro di completamento è stato affidato in associazione temporanea di impresa alle ditte Laura Rivaroli, Massimiliano Massera e alla cooperativa CBC.

    ...

  • Amore in caccia di Adamo Tadolini, Casa Museo Mario Praz, Roma

    scheda in costruzione

    La scultura Amore in caccia è esposta nella Casa Museo Mario Praz. 
    Amore è rappresentato come un giovane alato dai folti boccoli che, inginocchiato sulla gamba destra, è nell’atto di prendere una freccia dalla faretra che è poggiata sul dorso. Sulla base ovale sono poggiati l’arco e un bouquet di fiori e foglie.

     

     

    ...

  • Calzari pontificali detti con iscrizioni pseudo-cufiche, Museo della Spiritualità, Castel Sant'Elia

    Significativa è la presenza, nell’importante raccolta di paramenti ecclesiastici medievali di Castel Sant’Elia (VT), di ben tre paia di calzari cerimoniali medievali, risalenti al XII e XIII secolo, oggetti liturgici dotati di caratteristiche di pregio e rarità, nonché di singolare significato in relazione alla storia dell’abbigliamento liturgico. Fra le tre paia, quello cosiddetto “con iscrizioni pseudo cufiche” rappresenta un caso di studio importante. Così come il paio detto “ con decorazioni ad arabesco”, appartenenti alla medesima collezione, già restaurato presso il Laboratorio manufatti in cuoio dell’ISCR, si reputa che sia stato prodotto in una bottega dell’Italia meridionale, e precisamente siciliana, ad opera di artigiani islamici o comunque sotto la loro influenza diretta.

    Affrontare il restauro di questi oggetti singolari ha richiesto la costituzione di un gruppo interdisciplinare di lavoro e di studio. Questo ha permesso di organizzare la ricerca e il restauro secondo i seguenti punti:

    • inserimento in un quadro storico di riferimento, i cui dati derivano sia dalla conoscenza della collezione di paramenti sacri di Castel Sant’Elia, sia dal confronto con altre calzature pontificali della medesima epoca, tutt’oggi esistenti;
    • individuazione delle indagini diagnostiche da effettuare, sia in funzione della conoscenza della tecnica d’esecuzione, e quindi del riconoscimento dei diversi materiali, sia dello stato di conservazione dell’opera;
    • documentazione grafica, in cui vengono organizzate le informazioni relative alla tecnica d’esecuzione, allo stato di conservazione e al restauro;
    • progettazione del restauro, con l’individuazione della successione delle operazioni. L’intervento coinvolge infatti restauratori specializzati su materiali diversi che devono operare in momenti diversi;
    • intervento conservativo propriamente detto;
    • provvedimenti per il mantenimento della forma corretta restituita durante il restauro, per il deposito e per l’esposizione.

    Non essendo riconoscibili elementi tecnici che consentano di distinguere la calzatura destra da quella sinistra, il calzare più lacunoso è stato contrassegnato con la lettera “A”, e con la lettera “B” quello in cui ancora è superstite la parte posteriore della tomaia.

    Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito a questo restauro, ed in particolare:

    • Federica Moretti, per la documentazione grafica e l'apporto dato al restauro;
    • Michael Jung, per la ricerca storica.
    ...