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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

    Tra il  nostro Istituto e le Gallerie dell’Accademia di Venezia esiste un consolidato rapporto di collaborazione. Nell’ambito di questa collaborazione si colloca il restauro della grande tela di Vittore Carpaccio raffigurante L’arrivo a Colonia facente parte del grande ciclo delle Storie di Sant’Orsola.

    Il dipinto di grandi dimensioni (misura cm 280 x 255) è realizzato con materiali costitutivi e tecnica  esecutiva di grande interesse collocandosi al confine tra le tecniche per i dipinti su tavola e l’arrivo delle opere su tela. Risultava particolarmente mortificato dall’alterazione cromatica della pesante verniciatura risalente all’ultimo restauro.

    Il dipinto è pervenuto presso i Laboratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma alla fine del mese di Dicembre 2012 ed è stato collocato nella Sala del Marco Aurelio, dove vengono restaurati i dipinti di grandi dimensioni. Sul retro della  tela è stato accostato un sensore in grado di verificare le oscillazioni termo igrometriche ambientali consentendo di prendere provvedimenti in caso di eccessive oscillazioni.

    Durante il mese di gennaio 2013, l’opera è stata sottoposta ad una campagna fotografica preliminare con luce normale ed UV mirata alla registrazione dello stato di conservazione  prima dell’intervento e all’esecuzione della base grafica per la documentazione di tutte le fasi del restauro.

    Sono inoltre state effettuate indagini multispettrali non invasive (IR falso colore e particolari riflettografici in IR) ad integrazione delle indagini già eseguite a Venezia.

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  • La Resurrezione di Lazzaro, Caravaggio, Messina

    La lunga storia dell’ISCR (ex ICR) è contrassegnata da opere di Caravaggio.

    Esaminando gli interventi eseguiti dal 1942, a soli tre anni dalla fondazione, di Caravaggio sono state accolte complessivamente diciotto opere di cui otto solo per indagini e undici per un intervento di restauro completo[1]: molte di esse sono state recentemente sottoposte a controllo nell’ambito del piano di revisione dei restauri ICR, a partire dagli anni Cinquanta.

    La finalità del progetto è quella di individuare eventuali criticità e attivare linee di ricerca scientifica che consentano di affrontare più correttamente il problema. Nelle opere fino ad ora esaminate emerge una perfetta tenuta degli interventi strutturali (foderature, telai, consolidamenti) ma si evidenzia un’alterazione, più o meno accentuata, delle vernici protettive e dei colori utilizzati per la reintegrazione pittorica.

    E’ questo il caso anche della Resurrezione di Lazzaro, proveniente dal Museo Regionale di Messina. Nonostante il dipinto sia stato spesso descritto come in pessime condizioni, non si può definire cattivo il suo stato di conservazione; l’impressione è legata al fatto che la composizione “si vede male”, fattore che ha da sempre condizionato gli interventi di restauro -quattro in quattro secoli- nel tentativo di aumentare la leggibilità delle figure,  non comprendendo l’originale tecnica esecutiva caravaggesca. Va comunque evidenziato che il fenomeno dell’alterazione della vernice era talmente accentuato da disturbare ed effettivamente distogliere l’attenzione dalla estrema efficacia della rappresentazione.

     

    La direzione dei lavori è di Daila Radeglia (ISCR) e Caterina Di Giacomo (Museo Regionale di Messina) mentre l’intervento è stato eseguito e coordinato da Anna Maria Marcone con la collaborazione di Carla Zaccheo ed Emanuela Ozino Caligaris.
    Il contributo dell’associazione Metamorfosi ha inoltre consentito il supporto nel lavoro di alcuni ex-allievi dell'Istituto: Federica Cerasi, Alessandra Ferlito, Giorgia Pinto, Elena Santoro e Mauro Stallone.
    Si desidera qui ringraziare Gianfranco Zecca, del Polo Museale Romano, per la realizzazione della documentazione fotografica prima dell'intervento di restauro e Domenico Bontempi per la preziosa e indispensabile collaborazione logistica.

     


    [1] I dipinti restaurati sono: Il seppellimento di S.Lucia di Siracusa (1942-47), l’Adorazione dei pastori, la Resurrezione di Lazzaro (1951), La Natività (1952) , la Decollazione di san Giovanni Battista e il San Gerolamo (1956-57), le Storie di san Matteo (1965-66), la Canestra (1966), l’Annunciazione di Nancy  (1967-69).

     

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  • Stendardo di San Giovanni Battista, Città di Castello

    In occasione della riconsegna alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello (PG) del Gonfalone della Santissima Trinità di Raffaello, è stato sottoposto alla nostra attenzione questo stendardo.

    L’opera era caratterizzata da tecniche esecutive e problemi conservativi di grande interesse per le attività di ricerca e formazione di questo istituto. Lo stendardo presentava numerose lacerazioni della tela che avrebbero richiesto un risarcimento complesso e delicato non essendo possibile ricorrere alla foderatura poiché dipinto su entrambe le facce.

    Lo stendardo è stato quindi accolto presso i nostri laboratori nel 2007 per avviare il delicato intervento, che è stato ultimato nel settembre 2010.

     

    restauro e documentazione grafica:
    Federica Cerasi
    Alessandra Ferlito
    Giorgia Pinto

    realizzazione della struttura di sostegno: Antonio Iaccarino Idelson e Carlo Serino (Equilibrarte)

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